mercoledì 10 giugno 2009

Culla - 3 mesi in Missione a Santa Fe

ESPERIENZA di Clown CULLA di VIP BOLOGNA
3 mesi nella Missione delle Suore della Provvidenza a Santa Fe - ARGENTINA

Da dove inizio? Ho aspettato tanti giorni dopo il rientro dall’Argentina prima di scrivere le mie riflessioni su questo viaggio perché avevo bisogno di elaborare, di riassaporare a distanza le emozioni, di fissare nella mia memoria i tanti volti incontrati, i valori che io avevo lasciato che perdessero la vivacità dei colori e che la magia della gente che ho conosciuto, incrociato in due mesi mi ha permesso di riaccendere.
Sì, penso di iniziare con un grazie. Grazie a chi mi ha dato la possibilità di vivere questa esperienza, a Lisa, a Silvia, a Teresa, a MariaLuisa, a IrmaRosa, a Roberta, a tutti i miei amici che mi hanno sostenuto e al mio coraggio, alla mia voglia di vivere e di scoprire cosa c’è dall’altra parte.

Il mio cassetto dei sogni è sempre stato pieno di tanti sogni, ma l’estate scorsa ho deciso, ho sentito che era arrivata l’ora di aprirlo e di iniziare a viverli. Avevo bisogno di rivedere tante cose della mia vita, avevo bisogno di fermarmi, di ritrovare qualcosa che sentivo che avevo perso: il senso vero della vita. E’ iniziata così la ricerca difficile dell’associazione con la quale partire per una missione all’estero. Dove vado? Con chi? Quando? Dopo varie telefonate, incontri mi sono imbattuta in un’associazione religiosa che mi ha proposto il Guatemala. Ho iniziato il corso di formazione, lo studio dello spagnolo...e così all’improvviso, inaspettatamente sono iniziati i dubbi, le paure. Tutto quello che mi dicevano erano cose varie, vaghe, mi parlavano delle attività che si facevano, ma mancava un progetto. Dove mi sarei inserita? Quale sarebbe stato il risultato che avrei dovuto portare a casa? La tempistica? Tante, troppe domande, tante incertezze, nulla di definito, di chiaro. No, non potevo partire non era un viaggio che faceva per me. Ne ho parlato con la suora che mi seguiva. Mi ha ascoltato e alla fine del mio torrente di parole mi ha detto:”Apollonia, l’esperienza in missione è una esperienza di vita, un percorso non è un lavoro”. Poche parole per annullare tutti i dubbi e la magia della vita ha iniziato a fluire nelle mie vene. L’associazione del Guatemala purtroppo ha avuto dei problemi direttivi quindi ho dovuto optare per un’altra.

Sono clown dell’associazione VIP e da anni sento parlare di Solidarmondo. Da diversi anni i clown vanno presso le missioni per portare un sorriso e per insegnare la clownterapia. Però non era questa l’esperienza che volevo fare, volevo andare senza il naso. Il tempo a mia disposizione però si stava riducendo sempre di più e quindi ho deciso di chiamare Solidarmondo e propormi come Apollonia e non come Culla. Beh, è stato amore a prima vista, un colpo di fulmine. A febbraio mi aspettavano a Santa Fè.
Le emozioni dell’arrivo non riesco a descriverle. So solo che quando sono arrivata in quella che sarebbe stata la mia casa per 2 mesi e le suore mi hanno invitata a salutare il padrone di casa (in cappella) le lacrime hanno iniziato a scendere. Che emozione…il mio sogno era diventato realtà…ero davvero arrivata a Santa Fè.

Penso alla prima settimana: il mio cuore temevo che scoppiasse, tante troppe emozioni tutte insieme….bambini che mi saltano al collo, gente che mi sorride, che mi abbraccia, celebrazioni eucaristiche con poca gente ma curate nei dettagli, i canti, una nuova casa.
Cerco di ricordare il mio primo giorno alla casita de los chicos…la prima immagine che mi viene in mente è lo sguardo, le mani dei bimbi che prendono le mie, un bimbo che mi invita solo con i gesti a giocare a nascondino, altri che vogliono giocare a guardia e ladri…e in un attimo siamo tutti lì nel campetto a correre sotto il sole cocente ma sono felice, sono felici, mi diverto, si divertono, rido, ridono, sono una di loro e loro sono già tutti dentro nel mio cuore. Guardo gli altri volontari locali. I loro sorrisi mi catturano, il loro tempi naturali nel fare le cose, la loro capacità di ascoltare senza fretta, i loro momenti di divertimento, la condivisione di risate e mate, la loro semplicità.
Questa loro essenza, questo modo di vivere mi ha permesso di offrire tutto quello che avevo senza nessuna ansia, già la mia presenza era per loro un aiuto, una gioia e io ero felice.

Ho giocato con i bimbi, ho insegnato a usare il computer, ho ascoltato con loro la musica….io che sono cresciuta con l’idea dell’utilità in ogni occasione di avere un progetto, una tempistica, una metodologia e un obiettivo ben definitivi, ero lì senza essere maestra, senza conoscere bene la lingua eppure avevo davanti a me una classe. L’amore fa miracoli, sì è proprio amore quello che ho provato…quell’amore che non vede gli ostacoli, che rende tutto naturale e che ti riempie il cuore di forza, di gioia, di allegria, di voglia di fare, di inventare, di scoprire.

Quanto mi hanno insegnato e quanto mi hanno aiutato a capire la sciocchezza dei pensieri che regnavamo nella mia mente prima di vivere questa esperienza. Ho sempre pensato che i bimbi cresciuti in situazioni di difficoltà già nascessero con un gene più forte. Il primo giorno di scuola mentre guardavo i bimbi di due anni disperati perché volevano tornare casa ho capito che ero davvero una stupida. Soffrivano come soffrono i nostri bimbi italiani, i bimbi che vivono in una famiglia che noi definiamo sana, che hanno un tetto sulla loro testa. Ero impietrita, mi chiedevo: ma allora se hanno lo stesso cuoricino dei bimbi italiani quanto dolore devono provare quando sono abbandonati, quando subiscono violenza, quanti strati di corazza devono creare per nascondere il loro profondo io? Sì, proprio quell’io, quella loro vera natura che quando lasciavano venire fuori sentivo di assistere a un miracolo. Tante volte ho nascosto le lacrime di gioia e di ringraziamento. Vedere il bullo che prende la scopa e aiuta a spazzare, che ti dà il 5 prima di andare via, che ti rimprovera perché non lo hai salutato, che ti stringe la mano e guardandogli negli occhi ti promette che si comporterà bene pur di avere un palloncino. Che dono incontrarli, stare lì con loro. Un giorno un bimbo alto quanto la mia gamba ha deciso di presentarmi la sua mamma e dopo di accompagnarmi fino a casa. Lungo la strada si sono uniti altri bimbi. Lungo il percorso abbiamo fatto gare di salto (su di un cumulo di sabbia), di corsa, chiacchierato …a un certo punto li ho guardati ero circondata da queste baby guardie e mi sono sentita la donna più fortunata, più bella, più sicura del mondo.

E che dire della mia mamma e delle mie sorelle suore. La chiarezza, la libertà, il rispetto, la pazienza, la condivisione delle difficoltà e delle gioie, il sostegno. Sì, il sostegno. Quando ho iniziato a conoscere le storie dei bimbi ho vissuto momenti difficili, di impotenza, di rabbia. La loro partecipazione, condivisione, semplicità, presenza mi hanno permesso di elaborare queste emozioni: no, non si può cambiare il mondo, non si possono stravolgere i comportamenti di un popolo, bisogna accompagnarlo, stare accanto alla gente e seminare, offrire un’altra prospettiva, uno spiraglio dal quale si possa vedere che un altro modo di vivere c’è. Come? Stando accanto a loro con l’amore, con il rispetto, con la gioia, con l’esempio, con l’ascolto, con le regole, con gli abbracci, con le feste, con i giochi, con le paure, con la preghiera. E’ proprio questo che tutti giorni, a qualsiasi ora fanno le suore. Le difficoltà sono infinite, le esigenze indescrivibili, la burocrazia pesante, le idee tante, i successi apparentemente pochi ma il valore di ognuno di questi inestimabile.
Cosa dire dei miei amici clown. A Santa Fè è nata un’associazione di clownterapia su stimolo dei volontari di VIP Italia che per tre anni sono stati nel barrio. Sono stata agli spettacoli con loro, in ospedale, agli allenamenti....un’altra famiglia che mi ha accolta con tutti i miei limiti, le mie difficoltà e i miei sorrisi.

L’oratorio degli anziani. Che luogo magico. Come clown tante volte dico che il successo della magia è dovuto alla persona, all’ambiente e alla parola magica… ma lì durante la via crucis, le celebrazioni nella cappella, durante la visita alle famiglie non serviva nessuna parola magica. Il loro cuore, la loro semplicità, la loro fede erano la polverina magica e il risultato era una gioia grande nel mio cuore, una profonda gratitudine. Che magia! La migliore magia della mia ‘carriera’!

A mano a mano che si avvicinava la data della partenza ho iniziato ad avere un po’ di tristezza ma soprattutto di paura. Paura di dimenticare quanto vissuto, di non essere testimone di quello che c’è a Santa Fè, di lasciarmi travolgere ancora una volta dal vortice della vita occidentale. Mi sono affidata, ho lasciato che la forza, l’energia della terra argentina del suo popolo, la serenità e l’amore delle suore, entrasse dentro di me, fino alla fine….e piano piano ho sentito la carica, la voglia di tornare in Italia. Sì ero pronta!
Ora sono qui in Italia ma una buona parte del mio cuore è lì e spero che tutti, i bimbi, le suore, le mamme, i papà, gli anziani riescano a sentirlo. Mi mancano.

venerdì 9 gennaio 2009

MIssione Zambia 7-8 gennaio 2009

7-1-2009
Pallola

Oggi giornata relativamente tranquilla... ma se si intende tranquilla da animazioni claun (dopo i tre giorni intensi appena passati!) nulla ha tolto allo spirito Zambese!
La giornata è iniziata con il bucato e si è conclusa con il bucato!
Adesso vi racconto.
La sveglia è stata tranquilla ... finalmente alle otto e senza la tensione della “partenza per qualcosa”. Dopo la colazione quasi tutti si sono organizzati per il bucato, che per alcuni galleggiava arenato nei catini da due giorni, e per altri era stipato nelle borse.
Il bucato è stato lavato a mano alla fontana del cortile ed è stato comunque occasione di chiacchiere ed incontro (naturalmente essendo un centro di ragazzi il nostro "bucatino intimo" femminile ce lo facciamo dentro dove anche lo stendiamo nei corridoi per beneplacito esclusivo dei nostri " maschioni" Italiani). Prima è giunto qualche ragazzo, poi una ragazzina della casetta non distante dal centro che si è messa a fare bucato con alcune di noi suggerendoci perfino la quantità di acqua da utilizzare per non diluire troppo il sapone.. Non bastando i suggerimenti della undicenne, poi è arrivato anche Riky il quale pure si è messo a lavare i panni.. nostri! E' lo stesso che aveva recitato nei panni della donna nella rappresentazione teatrale con tema Aids, ed ora lavava le nostre calzine e i nostri pantaloni e anche lui ci suggeriva la sua tecnica.
Per fortuna altri di noi, come Ora e Gelinda, invece si erano fatte serie e si erano messe ad insegnare la costruzione delle palline di giocoleria: all'ombra di un bell'albero africano e con la "bella terra rossa" su cui marciano quasi tutti i piedi nudi.
Finito il bucato mentre altri preparavano il pranzo io e Ciappet ci siamo messe a giocare con alcune bambine fuori dal centro con cui avevamo fatto amicizia, e naturalmente per stare in tema abbiamo fatto la canzoncina "la bella lavanderina che lava i fazzoletti per i poveretti della città.. fai un salto.." ripetendone le sequenze secondo diverse modalità mimiche: lenta, veloce, con pianto e con risata.. Sembra sia stata apprezzata molto.
Dopo pranzo la partenza "Gita tamburi", infatti noi come missione abbiamo deciso invece di regalare un altro tamburo ai ragazzi, di pagare l'aggiustamento di quelli rotti, e magari di acquistarne alcuni per noi.
Naturalmente se si era detto alle due, è in orario zambese, per cui si è partiti quasi alle tre: nove claun (Conticino e Silvia restavano al centro) tre ragazzi, Joseph, l'autista e .. sei tamburi!
Avevamo con noi anche la lista della spesa delle cose da comprare: soprattutto urgente ed importante era l'acquisto di bobine di cotone per la macchina da cucire di cerniere e bottoni che Cicuma doveva avere per poterci cucire le borse che le abbiamo chiesto per portare in Italia. E "naturalmente", da stile zambese, siamo arrivati all'acquisto alla fine del pomeriggio, in extremis e solo del cotone alle sette e mezza!
Come è possibile che ciò sia successo? Me lo sto chiedendo dopo un giorno.
Vagamente ricordo i vari stop e le attese sul pulmino: per l'acquisto del cibo da portare in ospedale ad un ragazzo del centro, per la ricerca dei dvd su cui salvare le nostre foto, per l'acquisto di pile da portare allo stesso ricoverato affinché possa ascoltare la musica, il cambio dei dollari in kwacha, il posto di blocco e l'attesa fuori dell'ospedale con la "sfilata di moda" dei vari visitatori..
Beh, tra le pile e l'ospedale però c'e' stata la vera ragione della nostra "gita fuori porta": i tamburi!
Questa sarebbe stata davvero curiosa ed interessante… peccato che alcuni erano esauriti dall'afa e dalle attese!
Personalmente ho apprezzato questa strada lunga e in mezzo al verde da cui ogni tanto si intravvedevano villaggetti di capanne, e poi essere sballottata coi tamburi su cui potevo distendere le gambe era molto più piacevole e divertente del solito quando sbatto testa ginocchia e spalle.
Ad un certo punto sul ciglio della strada vediamo che ci sono appoggiati tre tamburi. Ci fermiamo. Una pseudo tettoia di rami è il negozio delle riparazioni! Li vende anche... ma poco più in là svettano due grandi giraffe di legno, quasi quasi a misura naturale. Uno dei boys del centro, Richard, mi accompagna mentre il resto del gruppo ci segue. Le giraffe sono stupende! Me le immagino già a fare da guardia alla finestra del mio terrazzo... ma come trasportarle? Poco sotto però mi sembra sorridermi un buffo elefantino intagliato nel legno: decido che è Dodo e deve venire con me! In quella tettoia molti di noi abbiamo comprato qualcosa, contrattando o di persona o attraverso i nostri boys. Non erano che pochi minuti che eravamo lì che dalla staccionata sono comparsi tre ragazzini, cenciosi, odorosi, e un po' timidi, ma dal sorriso a trecentosessanta gradi!
Jambo, il mitico Jambo, non ha perso tempo e siè messo all'opera a fare il claun.. Ben presto i ragazzini erano una decina ed se la ridevano di gusto.
Quando abbiamo ripreso la strada del rientro stava già scendendo la sera e qui il buio è proprio buio! Usciti i boys dalle visita all'ospedale erano passate le sette, chiusi i negozi dalle cinque, e ancora tutte le spese da fare! Gli stessi locali non vogliono essere in giro, ma in questo caso è stato opportuno l'intervento consumistico occidentale: il centro commerciale! Lo stesso luogo che mi aveva così deluso lunedì scorso ora risultava molto utile: siamo sbarcati (e l'idea era decisamente di altro pianeta!) divisi in tre gruppetti: uno agli alimentari (coi pelati che nel solito negozietto non si trovano), uno alle cose di informatica, uno al cucito. In venti minuti la spesa era fatta! Ma ahimé, la tentazione era sotto il naso.... le diavolerie del nostro mondo ci provocavano dallo scaffale: quattro nasi rossi appiccicati allo scaffale degli snikers! Il peccato ha colpito quasi tutto il resto del gruppo che ha deciso di farne un acquisto (al costo "esoso" di solo 0.50 cent di euri al pezzo) per ciascuno dei passeggeri del pulmino.. Che lusso ragazzi! Però anche l'umore di quelli più stanchi si è alzato di molto.
Anche rientrare al centro al buio, attraversando la campagna su strade in terra battuta è stato una bella avventura per concludere la nostra giornata. Peccato solo che Conticino e Silvia si erano preoccupati molto per il nostro apparente ingiustificabile, ritardo!
Ma alla fine tutti a tavola insieme, più o meno stanchi, ma sorridenti quasi come sempre!
Ma il bucato della sera?
Non me lo sono dimenticato… mentre stavamo preparandoci per il sonno, in cortile Peter uno dei boys stava facendo il suo bucato pestando i piedi in un catino a stile "pigiamento uva"...
Ecco qui in Zambia il bucato non è vero che è sempre fatto a mano, ma anche a piedi!
Un salutone con super abbraccio dallo Zambia, in attesa di potervelo scambiare di persona presto (anche se voglia di rientro... umh)
Pallola e gli altri

8-1-2009
Ciriola


Anche oggi Garzetta mi ha incastrato...
Ci alziamo relativamente presto, colazione e poi alle 8:30 partenza per Chikondano. È la seconda volta che andiamo lì, abbiamo deciso di ritornare perché ci faceva piacere rivedere le bambine del posto (tenerissime).
I nostri bodygards sono altri 3 ragazzi più Joseph. Quando usciamo ogni giorno abbiamo 3 ragazzi diversi che ci proteggono più Joseph sempre presente. Quindi passeggiatina di mezzora (sembrava anche di più vista l'afa) sotto al sole cocente e via...
I bambini ci aspettavano sempre sorridenti. Una in particolare mi piace molto ed è Ellen. Mi sembra la capetta del gruppo, dirige tutti i giochi ed è anche molto carina ed inoltre è una bravissima insegnante di danza del bacino (perette). Lei sostiene di avere 12 anni ma in realtà sembra molto più piccola, forse 8 anni circa.
Credo che un po' tutti siamo arrivati al capolinea, forse per il troppo caldo, poiché siamo tornati veramente stanchi. Mattinata comunque splendida.
Tornati a casa ci chiedevamo: quanti saremo a pranzo? O mio Dio, una ventina. Anche se erano di turno Sbirgola e Giambo, un po' tutti abbiamo dato una mano per finire prima.
Qualcuno dopo è riuscito a fare 10 minuti di pennica, altri la doccia, poiché eravamo proprio puzzolenti.
Alle 15:00 incontro con il gruppo delle donne del villaggio chiamato Mother without board. Nello specifico 40 donne. Quindi prepariamo il tea con i biscotti e dopo una breve presentazione partiamo con le domande. È stato un incontro molto interessante: abbiamo chiesto loro di raccontarci la tipica giornata di una donna in Zambia. Praticamente sveglia alle 6:00 dopo essersi lavata la faccia e i denti inizia a cucinare e a pulire e preparare i bambini che devono andare a scuola, poi va nei campi, quindi ritorna a casa e cucina di nuovo e poi a letto al massimo alle 22:00. Allora noi abbiamo chiesto come mai non vediamo mai gli uomini a lavorare nei campi. Come mai si vedono sempre donne e bambini a lavorare e fare tutto. Sono state molto diplomatiche, hanno detto che quelle sono donne vedove. Ma sappiamo che non è per tutte così. Poi abbiamo chiesto come mai non vediamo marito e moglie camminare a braccetto per il paese, anzi in chiesa addirittura stanno uno a sinistra e l'altra a destra. Queste rispondono che è una questione di rispetto, è come se il marito fosse un padre, quindi bisogna portargli lo stesso rispetto ed in alcune famiglie quando si pranza o si cena le donne mangiano da un lato e gli uomini dall'altro. Se ad un uomo piace una donna che magari è sua vicina di casa, va dal padre a chiederla in moglie e a questo punto la donna, anche se non lo conosce, deciderà sicuramente per il si.
Ma, credo proprio che siamo fortunati!
Poi le donne hanno chiesto a noi come ci incontriamo e decidiamo di sposarci ed hanno riso tantissimo. Una delle donne più giovani ha detto che le piacerebbe andare in giro abbracciata al marito ma forse lui ha paura. Forse con il tempo le cose cambieranno anche qui. Ecco allora che iniziamo ad offrire il tea, poi distribuzione di un po' di abiti portati dall'Italia per i loro figli e quindi saluti e baci. Dimenticavo, queste madri sono alcune delle madri dei ragazzi che si trovano al Mthunzi ed altre invece hanno i figli a casa ed il Mthunzi le aiuta per dare un'istruzione.
Interesting day!

p.s. Approfitto di questa giornata di condivisione per fare un breve commento sulla festa del 5 gennaio organizzata dai ragazzi per la partenza di Padre Kizito. Un commento abbastanza frivolo, se me lo concedete.
Danza bellissima chiamata “perette”. In sostanza i ragazzi iniziano a danzare agitando il bacino in un modo incredibile, scendono in platea ti si avvicinano sempre agitando questo bacino. Vi confesso che per noi donne è stata proprio dura, non so se si sudava per il caldo o per i troppi ormoni che volavano nella sala. È stata veramente dura!!! Credo che anche per gli uomini è stata dura invece la giornata del 1 gennaio, in cui c'è stata proprio una gara di bacino con le donne. Wow!!!!
Tornando al 6, i ragazzi per finire hanno interpretato la storia del contagio dell' HIV in Zambia (anche quello sempre agitando il bacino). Insomma sono proprio bravi ed incredibili. Spettacolo interessante.

Adesso vi lascio, sono proprio a pezzi. Vado a darmi una spruzzata di autan per tutto il corpo e lascio così tranquillo il piccolo scarafaggio che mi cammina sulla tastiera.

Notte a tutti e come sempre " Ciccia salsiccia, ciccia salsiccia, Ciccia"

Vostra Ciriola e Ora, Pallola, Garzetta, Sbirgola, Gelinda, Putipù, Giambo, Conticino e Silvia

martedì 6 gennaio 2009

Missione Zambia - 4-5-6 gennaio 2009

4 gennaio 2009

Oggi domenica 4 gennaio 2009, è il giorno dedicato al Signore. Messa alle 10 a.m. a Tubalanghe, la località dove è sita la scuola dei ragazzi. Tutti avevano un altro aspetto. I bambini che fino al giorno prima erano tutti sporchi, con il naso moccioloso, e con le mosche appiccicate al corpo (che neanche cacciano, come se non le sentissero nemmeno), erano tutti ben vestiti, lavati , e stirati. Abbiamo avuto la fortuna di avere Padre Kizito a celebrare la Messa, (è una persona molto carismatica). La cerimonia si è svolta in lingua njangia e in inglese, quindi abbiamo avuto un po’ di difficoltà nel seguire ma nel contesto è andata molto bene. La Comunità, come sempre, ci ha accolto in modo amorevole come solo loro sanno fare. La cosa strana, se vogliamo, è stata che le donne erano sedute a sinistra e gli uomini tutti a destra. Infatti per un momento abbiamo chiesto a Conticino se era il caso che ci dividessimo anche noi per non creare imbarazzo. Mi incuriosisce molto questo modo di vivere tra uomini e donne, sempre separate. Le coppie (ci diceva padre Kizito) si incontrano solo tra le loro mura domestiche per stare vicini. Se li si vede fuori non capirai mai che sono sposati o qualunque altra cosa. I canti erano molto belli e nonostante il caldo che si soffriva a causa credo dei soffitti in alluminio o eternit, è stato molto bello. L’ora è trascorsa molto velocemente e alla fine (come sempre a piedi) siamo tornati verso casa per iniziare a preparare il pranzo per una ventina di persone. Pallola è grandiosa, ha un’inventiva fantastica e anche con niente riesce a tirar fuori dei buonissimi manicaretti. Italiani e Zambesi ci lecchiamo i baffi.

Pomeriggio con i ragazzi del centro

Ci dividiamo in due gruppi. Pallola, Ciappet e Sbirgola si occupano delle bimbe piccole e mettono in scena uno spettacolino tratto dal Piccolo Principe. Ce lo mostreranno a fine serata. Dolcissime le bambine.
Io, Giambo, Putipù, Garzetta, Ora e Gelinda ci siamo occupati dei ragazzi.
Loro sono fantastici, si sono fatti coinvolgere negli esercizi di fiducia senza battere ciglio. Abbiamo fatto la macchina: una persona davanti ad occhi chiusi e l’altra dietro la guida e in caso di pericolo suona il clacson. Poi il lasciarsi trasportare solo con il contatto del polpastrello e sempre ad occhi chiusi. La presentazione dei nomi al centro con mossetta, il lancio delle palline, le camminate strane e per finire il tuffo. Facendo dei tuffi incredibili. Abbiamo cantato e ballato tutti insieme la canzone di Paolo Belli (compresa di movimenti ) dal titolo “Un giorno speciale”. È piaciuta molto. La nostra idea è quella di fare uno spettacolino l’ultimo giorno in cui loro cantano una canzone italiana e noi una loro inglese. L’idea sembra sia piaciuta molto a loro, staremo a vedere.

Adesso siamo di nuovo in cucina per preparare la cena, “quanti saremo stasera? Boh, lo scopriremo…”

Confesso che in questi giorni ho cercato di scansarmela dal fare il racconto della giornata, non mi sento ancora pronta. Ma oggi Garzetta mi ha beccato libera e mi ha incastrato. Il fatto è che ancora non ho elaborato cosa provo, cosa sento e cosa penso veramente. Dubbi, incertezze, perplessità, curiosità.
Il popolo Zambese sembra splendido. I ragazzi del centro sono magnifici. Nonostante le loro difficoltà le persone sono sempre sorridenti e affettuose e hanno sempre il desiderio di un contatto fisico, di qualunque età essi siano. Questo è molto bello anche perché in Italia delle volte non succede neanche in famiglia tra madre e figlio, fratello e sorella etc.

Adesso è arrivato Malama ad avvisarci che la cena è pronta. Forse riuscirò, una volta arrivata in Italia ad esprimere quello che provo. Per il momento vi lascio con il nostro mitico tormentone… Ciccia Salsiccia, Ciccia Salsiccia, Ciccia.
Ciriola

Da parte di Pallola
"C'era una volta una ragazza che amava molto volare ed era stata dunque chiamata Butterflygirl, ed un giorno si mise in viaggio a scoprire nuovi mondi… ma osando andare sempre più lontano, stremata dalle forze cadde nel mezzo del deserto. Scendendo la notte Butterflygirl non sapendo più cosa fare decise di addormentarsi. Al suo risveglio trovo accanto a lei una figura umana che sembrava essere simile a lei. Un po' intimorita, ma incuriosita decise di capire meglio chi fosse. Le si avvicinò meglio e le chiese chi fosse e da dove venisse. La ragazza le rispose che era una Princesse, venuta da un altro pianeta e che vedendola dal suo pianeta lì sola si era un po’ troppo sporta ed era caduta anche lei nel deserto. Parlando pensarono che forse potevano stare insieme ed essere amiche… Fu così che le due ragazze incominciarono ad incamminarsi. Ad un certo punto trovarono Sheep, una pecora tutta sola, che aveva smarrito il proprio gregge.. Parlando un po' con lei capirono quanto fosse importante l'appartenenza ad un gruppo ed ad una famiglia, per cui decisero di adottarla. Sheep fu a loro grata e così le forniva del proprio manto di lana per proteggersi dal freddo e del proprio latte per il nutrimento... Butteflygirl, Princesses, e Sheep proseguirono insieme dunque il cammino… senonché improvvisamente comparve loro Snake, un serpente dall'aria crudele e pericolosa che le paralizzo dalla paura. Ma Snake spiegò loro di essere sì un animale dal grande potere, ma che lo avrebbe potuto usare non solo per attaccarle, ma anche per difenderle ed a scopo di medicina. Le due ragazze trovarono dunque un secondo amico che si aggiungeva al loro cammino. Intanto il sole picchiava sempre più forte sulle loro teste. Per fortuna incontrarono due Mango Tree, alla cui ombra Butterflygirls e Princess poterono riposarsi e del cui frutto poterono nutrirsi. Sapendo che la natura dona, ma ha anche bisogno di ricevere, gli donarono il proprio latte affinché ricevesse a sua volta sostanza per crescere meglio. Giunto il tardo pomeriggio si ritrovarono in un magnifico giardino di fiori. Incantate da tutti quei colori e profumi le ragazze considerarono che anche se simile ogni fiori è speciale per se stesso! Princess in quel giardino perç incominciç a sentirsi un po' triste perché vedendo quei fiori le venne in mente il suo Flower del suo pianeta. Il suo Flower a cui lei voleva molto bene e di cui ogni giorno se ne prendeva cura.. ma che al momento non sapeva come fare per farvi ritorno. Il gruppetto di amici lasciato il giardino di fiori si rimise in cammino e sull'imbrunire incontrarono la volpe, con cui si misero a parlare e a cui confidarono della malinconia di Princess. Fu allora che Smake capi- che era il suo momento e con un gesto repentino morsico' Princess, la quale cadde a terra in un sonno profondo che al suo risveglio le avrebbe permesso di ritrovare e abbracciare il suo amato Flower. "State cercando la felicità?" disse la volpe a Butterflygirls " le cose più importanti sono invisibili agli occhi.. La felicità è nel vostro cuore, nell’amore che potete scambiarvi.."

Questa la storia. (L'ispirazione potete sicuramente riconoscerla)
Questa è la storia che è stata rappresenta oggi pomeriggio da una ventina di ragazzini .
questa è la storia che è stata improvvisata ed ideata nel laboratorio di Ciappet, Pallola, Sbirgola per intrattenere quelle che avrebbero dovuto essere solo una decina di ragazze tra i 5 ed i 13 anni, che abitano nella comunità Koinonia. Ciò mentre i ragazzi del centro erano impegnati in un laboratorio con gli altri claun. Di fatto poi si sono aggiunte altre amiche e altri ragazzini che essendo troppo giovani di età non avrebbero così bene potuto partecipare al laboratorio.
Inizialmente pensavamo l'utilizzo della carta crespa, ma poi considerando la scarsità del materiale abbiamo pensato che con le nostre doti claun forse riuscivamo a fare lo stesso con fantasia e truccabimbi.
E infatti pur essendo stato impegnativo seguire tutte e tutti, con le loro diversità di età e di genere (qui uomini e donne hanno attività e culture distanti e spesso diametralmente opposte!) alla fine di giochi, bans, truccabimbi, improvvisazioni teatrali e piccola messa in scena, coi grandi che le guardavano, si ha avuto davvero l'impressione di aver fatto qualcosa non solo divertente, ma anche significativo!!!
Certo se qualcuno da fuori ci vedeva truccate noi, come loro ci avevano fatto… probabilmente sarebbe scappato dalla paura! ma anche questo per noi tre ha avuto la sua "importanza".... ah ah ah..


5 gennaio 2009
Giambo
ciao a tutti ... BENEDETTI CLOWN. Oggi la condivisione tocca a me, e non è facile.
Oggi infatti è stata una giornata davvero speciale perché siamo stati nel compound di Lusaka e qui, senza troppi giri di parole, la povertà si trasforma in degrado. La densità di persone è impressionante, fango e sporcizia un po' dappertutto, le case sono baracche fatte con qualche mattone, pezzi di lamiere e plastiche, lungo le strade si vende di tutto, i bambini sguazzano nella sporcizia, ecc. Anche l'atteggiamento delle persone è diverso: la gente è molto più sospettosa che nelle campagne, soprattutto nei confronti dei MUZUNGU, i bianchi. Fotografie assolutamente proibite. In questo momento la mia mente e il mio cuore sono pieni di immagini e sensazioni, ma non riesco a esprimerle tutte, perciò accontentatevi.
Prima destinazione: la parrocchia di LILANDA. Appena siamo arrivati ci ha accolto padre Orazio, il missionario ed alcune donne. I bambini all'inizio erano pochi e quindi abbiamo deciso di non fare più lo spettacolo. Abbiamo cominciato con un paio di bans e poi abbiamo fatto dei giochi: alcuni giochi che abbiamo imparato da loro a Chicondano e alcuni giochi "nostri". E dopo, un paio di giochi di COMPETITION ...a loro le gare piacciono un sacco anche se però barano sempre e quindi è un impresa capire chi ha vinto (AHAHA!).
Mentre facevamo i giochi, però, sono arrivati progressivamente un sacco di altri bambini e ragazzi e ragazze. All'inizio potevano essere circa 30 persone ma alla fine veramente non sono in grado di dire quanti bambini erano li con noi. Abbiamo finito quindi con i palloncini: solito assalto ai clown, ma ce l'abbiamo fatta.
Siamo usciti, abbiamo salutato padre Orazio, siamo saliti sul pulmino e siamo ripartiti e qui è successa un'altra cosa magica: i bambini ci inseguivano per salutarci, tutti di corsa dietro il pulmino dei clown.
Abbiamo attraversato di nuovo il compound e ad un certo punto siamo passati per un mercato, bancarelle praticamente una sull'altra, fango, tanta gente, si vende di tutto: frutta, vestiti (tutto per terra), machete, ombrelli.
Seconda destinazione: St. Kizito Parish, un'altra missione nel compound. Qui ci aspettavano, c'erano tanti bambini e ragazzi e una piccola suora. Siamo subito andati nel teatro della parrocchia e, mentre Putipù, Garzetta e Gelinda giocavano con i bambini dal palco, noi altri abbiamo preparato lo spettacolo. Piccola presentazione di Pallola e ...via! Ci siamo resi conto che probabilmente è troppo difficile come trama, però secondo me va bene lo stesso, perché ci sono le gag degli augusti, i trampoli di Sbirgola, la giocoleria, la musica, la magia ... insomma, forse il significato profondo non passa, però le persone si divertono lo stesso. E poi in realtà io penso che il significato più profondo è L'AMORE, e questo passa eccome! Finito lo spettacolo abbiamo fatto qualche ballo e qualche gioco tutti insieme. Polvere e caldo bestiale. Abbiamo regalato i braccialetti di gomma ed i nasi rossi e via. Anche qui assalto finale ai clown, abbiamo salutato la sister. Siamo ripartiti e i bambini ci hanno salutato con il naso rosso.
Non so a che ora abbiamo finito. Ci siamo fermati a pranzare in un supermarket/bar lungo la strada e siamo ritornati a casa. Durante il viaggio abbiamo cantato con i ragazzi del Mthunzi, selezione mista di canzoni italiane e zambesi.
FINE.

CONSIDERAZIONI FINALI: quello che oggi mi ha colpito più di tutto è stato il contatto con le persone, gli sguardi, i sorrisi, le mani, le parole scambiate, gli odori. Io ho sentito veramente il battito del cuore di tutti, noi clown, i nostri amici zambesi e le centinaia di bambini e persone che abbiamo incontrato. C'è veramente tanto lavoro da fare ma soprattutto c'è bisogno di AMORE. Ma questo è per noi solo l'inizio.
1BACIOe1ABBRACCIO a tutti (:0)) dai vostri CLOWN ZAMBESI

6 gennaio
Gelinda
Ciao a tutti i clauni!!
Ieri sera abbiamo salutato con una festa padre Kizito che è partito questa mattina, i ragazzi del centro hanno organizzato uno spettacolo meraviglioso di danze locali ed acrobazie.
Erano un bel gruppo tutti vestiti con la loro divisa colorata sul palco, è stato davvero emozionante e coinvolgente, hanno una libertà, una forza ed un'energia nel ballare incredibile, tutto ha qualcosa di speciale qui, i ritmi, i piedi nudi sulla terra e poi le acrobazie! altro che laboratorio di acrobatica con i ragazzi! Saltano uno sulle spalle dell'altro facendo colonne altissime e costruzioni pazzesche.
Questa mattina sveglia presto, colazione e pulmino diretti a GREENHILL che è una comunità su una collina verde a circa un'oretta dal Muthunzi centre. Appena arrivati i bimbi hanno iniziato a cantare dandoci il benvenuto, per me che ero ancora un po' assonnata è stato un risveglio dolcissimo e pieno di energia!
Sarà la posizione, sarà la cura che le persone ci mettono in questo posto, ma dà la sensazione di essere un posto delicato, come un'isola felice. Non troppo comunque perché l'educatrice che si occupa dei bambini ci ha illustrato i loro progetti per la comunità ma per i quali mancano i fondi.
La scuola di GreenHill è frequentata da una sessantina di bambini, circa 25 restano a dormire perché non hanno più i genitori o comunque la famiglia non è in grado di occuparsene. Le classi sono piccole ma dignitose, sopratutto ora, ci hanno spiegato infatti, che all'inizio le lezioni si tenevano sotto gli alberi del giardino ai quali venivano attaccate le lavagne.
Abbiamo visitato le strutture, la cucina, i dormitori delle ragazze e dei ragazzi, una serie di letti a castello che ospitano per stanza anche una 20ina di persone, i campi di mais e le piante del giardino, le aule e la sala comune. Abbiamo parlato e cantato con i responsabili della comunità e poi abbiamo incontrato i bambini, abbiamo giocato con loro, un bel cerchio di almeno una 20ina di bimbi e ragazzini, adorano la musica ed il movimento, più di una volta ho avuto /stando qui/ la sensazione di ricevere tantissimo dal loro affetto spontaneo, dai loro sorrisi bianchissimi,dai loro occhioni attenti a non perdersi niente di quello che facciamo. Stare qui e giocare riempie di energia, a sera si va a letto con stanchezza più fisica che altro.
Dopo i giochi abbiamo consegnato una donazione al centro per contribuire allo sviluppo delle attività e abbiamo mangiato tutti insieme, c'erano anche due giornalisti che hanno chiesto di noi, di come stiamo in Zambia, di cosa ci piace ecc.. Hanno ripreso anche il piccolo spettacolo che abbiamo fatto per salutare i piccoli, la magia li attira davvero tanto, il gioco del dito finto e del sacchetto a doppia tasca (che io tra l'atro..non ho ancora capito!!) li tiene attenti e diverte anche i grandi, scoprire un trucco poi crea la risata generale!
Ci siamo lasciati regalando nasi rossi e palloncini e loro hanno di nuovo cantato commossi e sorridenti.
E ci siamo diretti a Lusaka a comprare la stoffe, sia per le donne del Muthunzi centre, con le quali deve ripartire il progetto sartoria (che si era fermato per la scomparsa della responsabile qui), sia per noi. Era un negozio gestito da indiani, pienissimo di stoffe colorate, noi siamo stati con il naso all'insù a scegliere e guardare perdendoci tra tutti i colori appesi, le avremmo prese tutte!
Il quartiere non era il massimo e alle 5 tutti chiudevano e le strade di svuotavano velocemente, anche noi ce ne siamo andati con i nostri sacchetti colorati in mano ed il pulmino che salta ad ogni buca della strada.
La strada ormai la conosciamo, è rossa con qualche pozzanghera e tantissime buche, ai suoi bordi tanti camminano, donne che zappano nei campi, bambini e adulti che spaccano pietre ed a un certo punto il cartello del Centro con una scritta:"We belong to each other" [apparteniamo gli uni agli altri] ed è quello che si sente qui, quel senso di comunità e di famiglia dove nessuno è solo, dove c'è sempre un "Hi! How are you?" [Ciao, cpme stai?] ed un sorriso che spunta da qualche parte, dove ormai ci sentiamo a casa pur stando qui da 10 giorni.
Forse è questa la cosa che più mi ha preso il cuore qui, le persone con questa dignità e questo sole. Dite che è già mal d'Africa? Ancora prima di tornare?
...Oltre a tutte le contraddizioni di questo posto, le cose difficili per me da capire, c'è cosi tanto da imparare… in questi giorni mi sento piena, di energia, di vita, di bellezza.
Vi saluto con una frase che forse ho già detto (nel caso diciamo che è colpa del malarone!!) che dicono anche i ragazzi qui: "Dal momento che ti vedo, non sei più uno straniero per me..."
Un abbraccio forte forte
Gelinda Ora Pallola Garzetta Putipù Ciappet Giambo Sbirgola Ciriola Conticino

domenica 4 gennaio 2009

Missione Zambia dal 29 dicembre 2008 al 3 gennaio 2009

MISSIONE ZAMBIA
Organizzazione. VIP APS
Capogruppo: Conticino
Volontari VIP: Garzetta, Giambo, Conticino, Sbirgola, Pallola, Gelinda, Ora, Ciappet, Putipù, Ciriola
Volontaria Amani: Silvia

DIARIO DI MISSIONE

kasupe, 29 dicembre 2008

ciao a tutti!
siamo in Zambia e siamo felici!!!!!
eccoci qui a scrivere la prima condivisione.
siamo partiti sabato sera da Roma all'una di notte circa e dopo aver fatto scalo in Etiopia e in Malawi siamo arrivati a Lusaka, la capitale dello Zambia, alle 14,30 circa. Già in aereo sono iniziate le prime avventure: Pallola ha perso una scarpa, che poi ha trovato sotto qualche sedile più indietro....e poi un egiziano voleva a tutti i costi sposare Ciappet, ma non c'e stato verso di combinare il matrimonio....
Ci immaginavamo un aereoporto piccolino, invece è molto più grande di quello che pensavamo e ad accoglierci calorosamente c'era Josef, l'educatore del Mthunzi Centre, il centro di Kasupe che ospita circa 60 ragazzi di strada (ora ce ne sono circa 15 perche, chi ha ancora una famiglia è potuto tornare a casa per le vacanze di Natale) e che ci accoglie in questa nostra missione. Abbiamo caricato tutto il nostro voluminoso bagaglio e con un pseudo pulmino e una macchina abbiamo iniziato il nostro cammino verso Kasupe (15 km dalla capitale). La città di Lusaka è molto occidentale, non sembra molto diversa dalle nostre come struttura, la cosa che ci ha più, colpito però era vedere tantissima gente a piedi. Quando siamo entrati nella periferia si è aperto un nuovo mondo: grandi spazi di un verde intenso, il cielo blu e poi si cominciavano a vedere le prime strade rosse, alcune con grosse pozze d'acqua. Che grandi emozioni vedere questi colori e sentire questa aria calda che ci ha coccolato appena siamo scesi dall'aereo!
Un'altra cosa che ci ha colpito tantissimo è stato vedere come lungo la strada c'erano tantissime persone, anche molti bambini piccoli che sminuzzavano grosse pietre e le mettevano in sacchi per poi venderle. Ci hanno spiegato che qui il terreno è molto ricco di pietre e anche i bambini le rompono perché poi arrivano dei grandi camion e le vengono a comprare.
Man mano che procedevamo vedevamo sempre più case meno strutturate e persone scalze e quello che ci ha colpito tanto è stata la serenità e la tranquillità che emanavano i volti di queste persone...sembra di stare in un luogo senza tempo, in cui tutto procede tranquillamente e le persone sono felici per quello che hanno, tanto o poco che sia.
Siamo scesi a fare la spesa e anche qui non avevamo la concezione del tempo perché una spesa che in Italia faresti in 20 minuti, qui è sembrata durare tantissimo; ma è stato bello perché qui tutto funziona così fare le cose con calma, senza fretta.
E infine siamo entrati nella strada rossa diretta al Mthunzi, alle 18. sembrava di essere sul Tagadà! e poi eccoci al Mthunzi dove qualsiasi persona incontravamo ci veniva a salutare con un grande sorriso e con una meravigliosa accoglienza. Eravamo un po' stanchi, ma il calore che abbiamo trovato è stato qualcosa di grande. Come è emerso nella condivisione alla sera, abbiamo provato una sensazione strana: ancora ci sembra strano di essere qui, ma dall'altro ti sembra quasi di essere tornati a casa perché è stato come se queste persone le avessimo già conosciute e aspettassero il nostro ritorno.
Poi c'è stato un po' un momento difficile con le zanzariere. Fa un caldo pazzesco qui, la stanchezza del viaggio si faceva sentire e non è stato semplicissimo montare tutte le zanzariere perché all'inizio mancava la luce e poi dovevamo fare abbastanza in fretta perché stavano per arrivare le terribili zanzare, in più Giambo si è accorto che le mega bolle che aveva portato, erano in parte uscite nella sua valigia, formando un piccolo laghetto, e a Ciappet si è aperta la scatola di brillantini per il truccabimbi, avendo così tutto brillantinato… però alla fine ce l'abbiamo fatta e abbiamo dormito splendidamente.
Alla sera ci siamo mangiati un bel piatto di pasta e abbiamo assaggiato la nshim, che è la polenta tipica dello Zambia. Non era molto buona perché non aveva sale, però eravamo tanto stanchi e forse oggi la troveremo sicuramente più buona.
‘Sta mattina ci siamo alzati e ora, Conticino, Silvia, Pallola e Ciriola sono andati in città per fare la spesa e per accordarci con l'ospedale di Lusaka dove andremo tra qualche giorno, mentre gli altri stanno facendo l'inventario di tutto il materiale che abbiamo portato con l'aiuto di alcuni ragazzi del posto e domani andremo a Cicondano. È bello perché ogni persona che passa e ci vede ci viene a salutare davvero con una accoglienza splendida: si vede davvero una bella luce negli occhi di queste persone e nelle loro strette di mano.
siamo felici e vi mandiamo un fortissimo abbraccio africano con tutto il nostro cuore e il nostro affetto.
Ciappet, Ciriola, Conticino, Garzetta, Gelinda, Giambo, Ora, Pallola, Putipù, Sbirgola, Silvia

Garzetta:
Qui fa un caldo incredibile ed è più umido di Padova...ma ve lo aspettavate???? Io proprio no! Conticino ci ha fatto portare pile e calzettoni di lana per la notte, ma qui si schiatta di caldo...evviva! ...e forse questo sarà il problemino, visto che la mattina ci alziamo presto e la sera si va a letto tardi... ma pensiamo ad adesso.
Stamani c'era il sole e poco fa ha fatto un bell'acquazione...e qui si fanno delle buche piene d'acqua dove devono passare le macchine che per noi sono crateri, loro invece sereni e tranquilli, sorridono e vanno avanti.

Stanotte eccetto un po' di caldo abbiamo dormito bene, sarà stata forse la stanchezza incredibile che abbiamo avuto?
Conticino, Silvia, Pallola e Ciriola sono usciti questa mattina alle 10:30 per andare a far la spesa e passare in ospedale, perché il dottore voleva capire cosa andremo a fare la mattina del 1 gennaio nelle loro corsie ;o))))) Sono andati con Jophes , 2 bambini ed un altro educatore e sarebbero dovuti tornare per pranzo, ma ancora non si vedono… i tempi africani, non sono i tempi italiani!
Oggi noi 8 che siamo rimasti abbiamo mangiato con gli uomini che lavorano per il centro Noel l'educatore rimasto qui, con il contadino Wathzon, il contadino che si occupa dei polli, Emmanuel, quelli che si occupano delle verdure, con quello che guida il trattore ed infine Raffael con il quale ho passato la mattinata e un po' del pomeriggio per fare l'inventario io e gli altri claun rimasti qui, c'erano tonnellate di cose.
Ora un po' di pausa e così visto che abbiamo un po' di pausa ho deciso di scrivervi.
Qui la cosa che più disarma è la semplicità e la serenità di queste persone, loro hanno degli occhi grandi e sereni e ti fanno sentire a casa da subito.
Hanno una dignità incredibile e sono sempre solari almeno finora.
Domani andremo a Cicondano e lì inizieremo con gli spettacolini, gag, canzoncine che hanno preparato alcuni di noi mentre gli altri finivano l'archiviazione dei materiali.
Siamo quasi tutti sudati, in 2 o tre si sono fatti la doccia ma l'acqua è fredda perché se manca la corrente quello che penso sia lo scaldabagno non funziona.
Ieri ci hanno impressionato molte cose tra cui un meraviglioso arcobaleno con dei colori così vivi che sembravano fluorescenti.
È tutto molto verde e il centro è più piccolo da come sembra nelle foto, ma al tempo stesso è messo molto meglio.
Ora vi saluto con un abbraccio appiccicoso, ma anche caloroso.
Vi voglio bene,
Garzy

POMERIGGIO DEL 29.12.2008
Intanto Hello to everybody!
ieri in mattinata ci siamo divisi in due gruppi: il primo è andato in città a fare la spesa per la prima settimana e per altre commissioni (tra cui presentarsi e parlare con il personale medico dell'ospedale di Lusaka in cui andremo il 1 gennaio!); il secondo è rimasto qui al centro per fare l'inventario del materiale che abbiamo raccolto, anche grazie a tutti voi!
Abbiamo tantissimi vestiti da bambini e per adulti, molto materiale scolastico ed altrettanti medicinali, il tutto verrà distribuito nei villaggi vicini ed in parte tenuto dai ragazzi qui al centro.
Nel pomeriggio abbiamo iniziato a fare giocoleria con alcuni ragazzi e siamo rimasti davvero stupiti dalle loro abilità, imparano tutto velocemente e con grande leggerezza, prima 3 poi 4 palline, hanno tempi molto più veloci dei nostri :)
Waupe è un ragazzo sordomuto che solo guardando Conticino giocolare è riuscito a ripetere il movimento perfettamente, Lavmo è un ragazzino di 13 anni che già ieri ha imparato a fare 4 palline. Siamo stupiti e felici di stare con loro!
Nel pomeriggio tardo finalmente (abbiamo fatto in fretta a prender su i tempi afro) sono tornati a casa i nostri compagni che erano in città, con tanto cibo e la buona notizia della nostra futura visita all'ospedale...
E verso le 6 e mezza inizia la preparazione della cena, ieri sera hanno mangiato con noi anche Lavmo e Waupe, Josef (che è uno degli educatori responsabili del centro) ci ha insegnato un po' il linguaggio dei segni, Waupe infatti ha imparato da poco e già anche gli altri ragazzi parlano con lui in questo modo. Mi e ci ha stupito tanto questo interesse delle persone del centro a coinvolgere Waupe, anche gli altri ragazzi parlano con lui senza problema e vorrei lasciare una frase di Josef: "Non è difficile imparare se hai un obiettivo, io imparo la lingua dei segni perché è importante per lui."
È davvero bello, in una situazione cosi delicata e difficile vedere e sentire tanta umanità e bellezza...

Questa mattina siamo andati a Chicondano, è un villaggio a una mezzora di cammino da qui, siamo in campagna e i paesaggio mentre camminiamo è bellissimo, pieno di verde e di campi dove tante donne lavorano la terra, qualcuna con un piccolino sulla schiena, salutano e sorridono. Al nostro arrivo al villaggio i bambini cominciano a sbucare da ogni cespuglio, sono tanti e qualcuno già vuole sapere i nostri nomi e darci la mano, altri invece sono intimoriti ma col tempo si lasceranno andare.
Credo sia importante considerare che qui la figura del clown non esiste, ieri parlando con una famiglia vicina al Muthunzi, le ragazze erano divertite ma perplesse di sapere che esiste qualcuno che col naso rosso, cambia nome e va in ospedale..

Comunque ritornando alla nostra mattinata, abbiamo fatto lo spettacolo della bambola triste, sinceramente con qualche perplessità vedendoli sempre cosi allegri. Alla fine non penso sia andata male, i ragazzi del Muthunzi ci hanno aiutato moltissimo a tenere i piccoli (circa 150) e a spiegare i giochi, semplici ma che li hanno divertiti. Li guidavano molto anche durante lo spettacolo, spiegando ma anche dicendo quando applaudire. I piccoli rimanevano fissi sui giochi di magia di Giambo ed era bellissimo anche starli a guardare.
Dopo abbiamo giocato con loro, adorano le bolle, e anche se vivono chiaramente in condizione di grande disagio io personalmente li ho visti solari e dignitosi, non ho mai provato pena per loro ma voglia di starci e giocare.
Concludendo abbiamo distribuito i palloncini (!!!!!!) e pur di averne un altro se lo nascondevano anche in bocca :)
È stata una mattinata intensa e bella, in cui a volte mi sembrava normalissimo stare li, in mezzo a queste immagini da documentario ed altre era un po' assurdo… non capisco bene come sta passando il tempo, è tutto un po' diverso qui :)

Ciao Nasi Rossi!!!!
Come state? ...ma ci sono solo le particelle di sodio in lista? hihihihihi
Allora eccomi anch-io dal sodio Zambese.
Come avete potuto leggere dalla condivisione di Gelinda, stamani siamo andate a Cicondano...ovvero il centro dove c'è un alta prevalenza di prostitute. Per arrivarci abbiamo fatto 40 minuti di cammino in strade sterrate, campi, fango buche ricoperte d'acqua, lunga la strada campi coltivati da povera gente che con la zappa o i buoi e l'aratro coltivano un esile campo. Diversi i bambini nei campi a zappare con una zappa talvolta più alta di loro; tantissime le donne, pochissimi gli uomini.
Per arrivare a Cicondano siamo passati davanti ad un altro piccolo centro fatto di qualche casa e dappertutto sbucavano bambini e qualcuno ci seguiva. Tutti salutavano sorridevano e ci chiedevano come stavamo.
Per ciò che mi riguarda in questi panorami mi sembra di rivedere un po’ la casa di mio nonno quand'ero piccola, molti bagni esterni spesso fatti di fogliame, talvolta in muratura e la cosa che mi ha lasciato un po' senza parole che alcuni orti hanno il filo con l'elettricità come usava mio nonno per tenere le mucche nel campo, ma voi dite “che le verdure scappano?” ...oppure che altrimenti entrano e se le prendono.
Una volta arrivati a Cicondano, i bambini sbucavano davvero in ogni dove e ce ne erano di piccolissimi, molti attaccati dietro le spalle di madri, ma molto più spesso sorelle e fratelli, vedrete nelle foto bimbi di 4 anni avere sulle spalle bambini di 2. Qui fa un caldo incredibile ma molti piccoli erano attaccati alle madri attraverso coperte di lana ed altri avevano tutine felpate, una bambina sui 4 anni aveva un pellicciotto sintetico corto. Incredibile stamani non c'era il sole, anzi prima piovigginava, poi ha piovuto ma di certo non faceva freddo, ma più di qualcuno aveva le maniche lunghe, altri un vestitino quasi trasparente. Mah! Qui le contraddizioni non mancano.
Conticino ci ha detto che molte ragazze si prostituiscono li, ma nulla faceva intendere qualcosa di particolare se non che fossero piene di bambini, diversi ragazzi e gli uomini non arrivavano a 10, su 150 persone presenti.
Non è sempre facile per me capire cosa si sta svolgendo sotto i miei occhi, per ora accolgo, poi elaborerò con calma.
Garzy

31 dicembre 2008
Ci siamo divisi in 2 gruppi: uno è rimasto al centro a preparare e dividere i materiali da regalare ai vari centri che visiteremo nei prossimi giorni; l'altro è andato in centro a Lusaka per fare la spesa per il cenone del 31 e la festa del primo.
Pronti, si parte...come al solito all'alba, come al solito in ritardo, ma qui i tempi sono sempre dilatati. Tralasciando gli innumerevoli negozi visitati per acquistare ciò che ci serviva (1 negozio per i tovaglioli, 1 negozio per il detersivo, 1 negozio per la frutta, un negozio per la verdura...) ciò che ci ha colpito maggiormente è stata la visita al mercato del quartiere di Chumapepe, dove siamo andati per acquistare la carne e le mele.
Il quartiere era povero e degradato, invaso dal fango - tanto che il pullmino a volte sembrava che si bloccasse e che ci toccasse dover scendere per spingerlo - e pervaso da un forte odore di fogna.
Siamo scesi al lato di un pantano e siamo andati in una macelleria per i nostri acquisti: carne per noi, un fusto per Garzetta con cui presto potrebbe convolare a nozze (ok, lei non è tanto d'accordo...e in effetti il tipo proprio fusto non era…).
L'acquisto è avvenuto come sempre qui: i nostri accompagnatori Malama e Joseph hanno contrattato per noi il tipo di carne e soprattutto la qualità e il prezzo.
Uscendo abbiamo inavvertitamente fotografato delle persone (noi eravamo all'interno del furgone) che si sono rivoltate contro di noi: l'intervento di Joseph ha fatto calmare le acque. Insomma, forse senza di loro saremmo pure riusciti ad entrare nel quartiere, ma di sicuro senza di loro non saremmo usciti! :-)
La visita al mercato ci ha messi di fronte ad una realtà drammatica e difficilmente descrivibile. La povertà estrema, la miseria, la sporcizia, l'odore con cui siamo entrati in contatto ancora lo ricordiamo e parlandone tra di noi ci siamo resi conto che forse lo ricorderemo per un bel po'. La stessa accoglienza che caratterizza il popolo zambese, lì non l'abbiamo percepita, anche se ancora non ci è chiaro se questa sensazione sia
reale o solo dettata dalla paura che avevamo nel girare nel mercato.
Passato un quarto d'ora in cui abbiamo smarrito Giambo (ci eravamo divisi perché lui era andato a caricare la scheda del telefonino, tra l'altro senza successo), siamo ripartiti sperando di arrivare in tempo per il pranzo ma siamo venuti a contatto con il vero problema di Lusaka: il traffico! :-) Più di 2 ore per fare 3 chilometri, semafori assolutamente non rispettati (si, Putipù diceva che era normale passare col rosso per lui.. ma agli altri non sembrava poi tanto!!) solo l'intervento di un camionista improvvisatosi vigile è riuscito a dirimere un ingorgo ad un incrocio!
Arriviamo alle 16.00 al centro affamati e dopo una breve sosta cominciamo i preparativi per il cenone di capodanno.
Primo compito: addobbare la sala con palloncini e festoni fatti da noi, preparare la musica; il salone comincia a prendere un aspetto davvero festoso e colorato!
Secondo compito: cena per 50 persone: cuoca per eccellenza Pallola che preparerà antipasti con tartine, pomodori ripieni di tonno e risotto allo zafferano, che saranno uniti alla polenta e ai crauti preparati da Idina (la cuoca del centro) e ai gelati, biscotti e torrone per una cena succulenta! (certo, qui sembrerebbe squisita pure una pasta in bianco fatta da Sbirgola, però Pallola è brava davvero!)
Alle 20 comincia la cena, con un alleluja cantato da noi.
Dopo la cena comincia la festa!
Ci ha colpiti la preghiera fatta prima del party: i ragazzi hanno ringraziato anche per la festa e per le gioie che stavano per ricevere!
I ragazzi del centro cominciano ad intonare una serie di canti, accompagnati dai loro tamburi che ci hanno fatti ballare fino a mezzanotte. L'atmosfera era incredibile, surreale: guardandoci tutti sorridevamo e ognuno di noi commentava che un capodanno così se lo sarebbe ricordato per sempre. Hit della festa: Ciccia Salciccia, una canzone in zambese che significa più o meno "fallo o non farlo" e che noi abbiamo ribattezzato con parole italiane che ci ricordavano il suono di quelle zambesi. Ancora oggi siamo qui a cantare tutti assieme Ciccia Salciccia! Altre canzoni sono state emozionanti, dei veri e propri gospel (il centro qui ha una scuola di canto): i ragazzi ci hanno anche detto che hanno in passato inciso un cd con le loro musiche e che se vogliamo possiamo acquistarlo.
Poco prima della mezzanotte c'è stata la consegna dei regali ai ragazzi del centro. Avevamo concordato con gli educatori di consegnare un set di divise sportive completo e l'impressione è che abbiano gradito davvero: il giorno dopo molti di loro ancora le indossavano! Dopo, una nostra piccola gag...e poi...botti di fine anno! (i ragazzi se li lanciavano addosso...senza alcuna paura).
Finiti i botti ancora danze, ma noi verso le 2 siamo andati a letto perché il giorno dopo ci
sarebbe toccato il nostro servizio in ospedale a Lusaka!
Per concludere: crediamo che tutti, nonostante la stanchezza e le difficoltà fisiche ed emotive della giornata, non possiamo non pensare a quanto sia stato pieno questo capodanno 2008: ognuno di noi ha cominciato il 2009 con un bagaglio colmo di gioie, speranze, dolori, emozioni che porterà sempre con sé come un tesoro da conservare per il maggior tempo possibile.
Grazie Zambia!
Sbirgola, Putipù, Giambo, Conticino, Pallola, Ora, Ciappet, Ciriola, Silvia, Gelinda, Garzetta

3-1-2009

BUANGI
Ieri e stata una giornata intensa in mattinata siamo andati in un centro, Lonjesani, che accoglie una ventina di bambine di età compresa tra gli 8 e i 14 anni. Ad accoglierci si erano aggiunti molti altri bambini, e stato veramente notevole. I doni che abbiamo portato saranno sicuramente di grande utilità: quaderni, indumenti, scarpe e le bambole.
Abbiamo proposto alcuni giochi e ne abbiamo imparati altri proposti da loro e devo dire decisamente divertenti. Io penso che sappiano giocare molto meglio dei bambini italiani. L'incontro si e concluso con la distribuzione di succo di frutta concentrato che viene servito dopo essere stato diluito e biscotti e infine truccabimbi.
La temperatura e molto elevata e manca l'aria, chi non ha usato una protezione solare si e ustionato.
Durante il pomeriggio si e scatenato un temporale tale che la pioggia ha cominciato ad entrare nelle stanze del Mthunzi. Il tetto e fatto con lamiere ondulate di eternit e quando piove tanto l'acqua entra lungo le pareti.
Nel pomeriggio consegna del materiale sanitario raccolto in Italia al dispensario. E stato analizzato tutto con grande attenzione dal medico e da una infermiera. Tutto avviene con calma, serenità e gratitudine.
Ancora qualcosa di interessante per questa giornata: la Messa.
Ebbene si! Rientrati dal dispensario abbiamo trovato la stanza che normalmente viene usata per i pasti organizzata per la celebrazione della Messa e padre Kizito pronto a farlo. Il suono dei tamburi e i canti dei ragazzi creano un'atmosfera veramente speciale.

3-1-2009
Oggi, terzo giorno dell'anno nuovo...eh già non mi sembra vero ma l'anno nuovo e arrivato anche col caldo e al suono dei tamburi.
Oggi è una giornata veramente calda non so dire che temperatura segni il termometro ma fisicamente la sensazione e pesante.
Stamattina siamo andati a piedi a visitare il centro scolastico di Tubalange.
Lungo il percorso si incontrano le donne che assieme alle bambine lavorano la terra, spesso con il bebè in schiena. Ci salutano sempre con grande serenità.
Tubalange ospita una popolazione scolastica di 1600 ragazzi che frequentano la scuola in doppio turno per mancanza di spazio. Gli insegnanti in organico sono una trentina appena e sono in corso di costruzione alcuni alloggi per alcuni insegnanti in quanto molti arrivano alla sede scolastica dopo un lungo viaggio e sono già stanchi prima di cominciare a lavorare.
L'anno scolastico è organizzato in trimestri: tre mesi di scuola e uno di vacanza , tre di scuola e uno di vacanza e cosi via.
L'inizio dell'anno scolastico è proprio in gennaio (alla seconda settimana).
Ad aspettarci c'era il preside e una impiegata e hanno manifestato il loro apprezzamento riguardo al materiale che abbiamo consegnato, certamente poca cosa rispetto alle necessita.
Alcuni bambini piccoli ci hanno seguiti lungo tutta la visita, si ha l'impressione che nessuno si occupi di loro o comunque non si avverte un controllo sui piccoli.
Nel pomeriggio pallavolo: claun contro ragazzi del centro. Grande vittoria dei clauni!
I ragazzi del centro stanno lavorando una pietra friabile, bianca per scolpire delle statuette a forma di animaletti o figure umane. Sono molto graziose e ne compreremo parecchie.
Concludo con un grande abbraccio a tutti quelli che leggeranno.
Conticino, Ciappet, Ciriola, Garzetta, Giambo, Gelinda, Ora, Pallola, Putipù, Sbirgola, Silvia.

Buona sera Nasi Rossi di tutta Italia,
eccomi a scrivervi per recuperare una delle condivisioni perdute.
Mentre Ora ha quasi finito di scrivere degli ultimi due giorni io voglio parlarvi ripartendo dalla fine dell'anno e del primo dell'anno.
Scusate gli errori di battitura, qui hanno le tastiere diverse :o(
Come vi hanno scritto Putipù e Sbirgola la notte del 31 è stata meravigliosa. Prima della cena c'è stata la preghiera per ringraziare per il cibo e per benedire le nostre famiglie e i nostri amici. Finita la cena fatta di riso con lo zafferano, pomodori ripieni di tonno e pane vecchio, della verza e alla fine torrone, ci hanno letto il programma...eh si qui hanno un programma per ogni cosa..e prima d'iniziare si deve sapere bene cosa andremo a fare...anche s e poi il programma non verrà rispettato ;o) ..ma va sempre fatto e letto...(hihihihi!)...così ci hanno annunciato che saremo andati nel salone e che il programma, ovviamente scritto su un foglio di carta e letto in religioso silenzio, prevedeva canzoni e balli, e che a mezzanotte avremmo visto i fuochi d'artificio, ed avremmo brindato con il succo di frutta e a seguire gelato con i biscotti... siamo passati nel salone ovvero un magazzino di cemento che era stato imbandito apposta per l'occasione con festoni e palloncini...appena entrati uno dei ragazzi ha pregato per tutti noi e ringraziato per il momento di festa. Questa è una delle cose che ci ha colpito molto...in Zambia non hanno quasi nulla, ma ringraziano per ogni cosa...e a noi ci interroga il fatto che abbiamo tutto e che facciamo fatica a ringraziare. Dopo la preghiera i ragazzi hanno iniziato a cantare i canti gospel tra cui il canto sacro Santo...beh credetemi alcune canzoni ti entravano nell'anima e ti facevano cantare e ballare in un modo difficilissimo da spiegare...eravamo liberi... sentivamo che le nostre parole e le nostre preghiere erano vere, erano profonde e liberavano energie, gioie, emozioni che sembravano fossero bloccate dentro...ma loro con le loro splendide voci ci scioglievamo come un balsamo, come una carezza al cuore. Ci hanno dato il loro cd e forse farvelo ascoltare vi farà capire un po' cosa voglio dire, ma vi assicuro che è stato qualcosa di veramente forte.
Prima dei fuochi Giambo con Putipù e poi con Pallola e Ora hanno fatto dei giochi di magia, dovevate vedere la faccia dei ragazzi...erano completamente rapiti, assorti a cercare di capire...In Africa chi fa magie, è una persona straordinaria, sei un po' uno stregone, loro vengono rapiti, e i più piccoli talvolta hanno paura dei maghi perché pensano che possano fare loro dei malefici.
Lo spettacolo di magia è stato bellino, e durato solo una decina di minuti ma quando i nostri claun hanno messo in scena la finta magia, tipo far sparire Pallola ed Ora che invece non sparivano o quella in cui si scambiavano di posto facendo finta di essere entrate l'una nel corpo dell'altra i ragazzi non ridevano e li abbiamo iniziato a preoccuparci un pochino, già, come faremo a fare i claun se la comicità è diversa?
Poco dopo i fuochi d'artificio e gli auguri, il succo e il gelato con 3 biscotti al posto dei cucchiaini siamo andati a letto perché l'indomani a noi claun riservava il servizio in ospedale, per la prima volta i claun oltrepassavano le soglie dell'ospedale di Lusaka.
Cosi siamo andati a letto all’una e trenta e la sveglia era alle 7, ma prima delle 6 i ragazzi del Mhtunzi erano già in piedi con la musica a palla perche dovevano preparare il salone per il pranzo del primo che noi Italiani offrivamo alla comunità di Koinonia e ad alcuni bambini di Cicondano, persone previste circa 70.
Così tra la gioia di sentire le loro voci come sveglia mattutina e la voglia di dormire ancora un po' siamo rimasti in dormiveglia per un po', ma poi via a prepararci per la colazione e l'ospedale.
Dopo l'attesa del pulmino taxi che era arrivato alle 7:30 invece che alle 8:30 e che se ne era andato per fare altro, alla fine alle 9:10 riusciamo a partire, i tempi e le unita di misura Zambesi sono così, non proprio scontate o prevedibili...le cose quando accadono allora è l'ora in cui sai che accadano...capito no?
Arriviamo all'ospedale di Lusaka ad accoglierci è un responsabile e ci dice che all'interno ci sono ben 350 bambini malati ma noi faremo solo alcuni reparti così entriamo e ci dividiamo in 2 gruppi da 5. L'ospedale è accogliente e qua e là colori e disegni per bambini alle pareti, su alcune tende e sulle porte. Le stanze non sono come le nostre sono molto più povere più grandi e ci sono dentro molti bambini e le loro mamme. Non riusciamo capire bene la divisione ma sappiamo per certo che l'ultimo reparto visitato è quello della diarrea (le fotografie ve lo testimonieranno).
Ma torniamo al servizio...Ognuno di noi reagisce a questa esperienza in modo diverso ma siamo tutti d'accordo che il servizio in ospedale sia andato veramente bene, soprattutto viste le premesse della comicità differente e il problema della lingua. Ci aspettavamo di essere trattati con indifferenza, con la faccia di chi non comprende perché dei bianchi vadano in ospedale vestiti e truccati da claun, invece superando la difficoltà della lingua, attraverso l'inglese ci addentriamo di stanza in stanza con piccole e grandi magie, bolle, palloncini e un po' d’improvvisazione che fanno stupire e sorridere i bambini, ma soprattutto le mamme poiché spesso i bambini sono piccolissimi.
Qualcuno di noi all'inizio del servizio ha qualche difficoltà alla vista di bambini che stanno davvero male, ma dopo qualche profondo respiro e il sostegno del gruppo supera l'impatto e si procede all'insegna dei colori e dei sorrisi.
Condivideremo poi che il servizio è stato più semplice del previsto e che le risposte che abbiamo avuto ci hanno allargato il cuore. Anche questa volta possiamo dire: "Missione Riuscita" anche nell'ospedale di Lusaka le stanze dei piccoli pazienti hanno cambiato colore al passaggio dei claun.
Alla fine del servizio nelle stanze siamo tornati nell'ufficio del responsabile per dare lui le caramelle e i nasi rossi che avevamo portato con noi poiché ci aveva chiesto di non darli noi non potendoli dare a tutti i bambini li avrebbe dati lui a chi sapeva averne bisogno.
Oltre a queste cose abbiamo consegnato lui una busta con l'equivalente di 100 euro, non immaginate quanto ci abbia ringraziato. In Zambia ringraziano davvero sempre con umiltà ma anche con grande dignità e questo ci commuove sempre. Anche quando per strada incontriamo bambini e gli diamo caramelle o qualche biscotto, loro ci frugano nelle tasche ma quando comprendono che vogliamo dar loro qualcosa da mangiare pongono le manine e appena le riempiamo fanno un piccolo inchino o un gesto di ringraziamento e sempre con grande dignità e grandi sorrisi.
Un ultima cosa prima di salutarvi, vorrei condividere con voi le nostre riflessioni sui ragazzi del Mhtunzi che ci hanno accompagnato in ospedale… eh si perche ogni volta che si esce abbiamo sempre la scorta :o))))) nel senso che con noi ci sono sempre 2 o 3 di loro che vengono per aiutarci e sostenerci sia per la lingua sia per ogni evenienza. Beh, le loro facce si sono come illuminate, finalmente iniziavano a capire cosa significa fare il claun di corsia, fino ad allora non gli era per nulla chiaro.
Anche Josef l'educatore è venuto con noi ed è stato davvero contento per tutto quanto ci ha visto fare.
Ora vi saluto e non riesco a rileggere perche la cena è pronta e devo scappare...

MACIOMA BUANGI
Buona sera in Njangia
eccoci di nuovo per aggiungere qualche riga (lo prometto solo qualche riga) riguardo al ritorno dall'ospedale.
Al nostro arrivo il salone della notte prima era completamente cambiato, avevano riciclato i palloncini, cambiato l'assetto dei festoni e aggiunto tavoli con al centro un grande bicchiere pieno di foglie, piccoli rametti e un fiore e poi un palloncino a forma di cuore tra un tavolino e l'altro.
Nel primo tavolo ad attenderci c'erano enormi pentoloni pieni di pollo, carne alla brace, riso, la 'shima (la loro tipica polenta che hanno a tavola ogni qualvolta mangiano), la pasta fatta da noi con un semplice sugo di pomodori e basilico, uova maionese e patate, patate arrosto fatte da loro. Ai bordi della sala tanti bambini che non osavano avvicinarsi, tutti vestiti bene, o per meglio dire con la cosa più bella che avevano: immaginatevi che una bambina è stata tutto il tempo con un dolcevita di lana bianco e noi sudati con la maglia a mezzemaniche. Anche i ragazzi del Mhtunzi che erano stati in ospedale con noi prima di venire a tavola sono andati a cambiarsi e si sono messi il vestito migliore, alcuni con tanto di completi pantaloni, giacca e cravatta. Riflettendo poi condividevamo come loro vivono il momento del pasto sempre con molto rispetto e responsabilità.
Dopo poco comprendiamo che nessuno aveva cominciato a mangiare non solo perché si mangia tutti insieme ma anche perché eravamo noi che in quel giorno dovevamo aprire la tavolata e quindi in coda uno di seguito all’altro come ad una tavola calda siamo passati a farci i piatti e a sederci, dopo di noi è stata la volta dei bambini di Cicondano, alcuni di 2 anni che venivano serviti da Idina, la mitica cuoca del centro, da Cimugna la moglie di Josef e dalla moglie di Malama che sono due degli educatori del centro. Dovevate vederli in religioso silenzio, educati, tranquilli. Più tardi commenteremo tra noi di come nessuno qui mangia con avidità anche se non mangia regolarmente quando gli si da del cibo lo mangia con tranquillità e dignità. A seguire i ragazzi del Mhutunzi e solo alla fine gli educatori... neanche quel giorno le donne hanno mangiato con noi. (ndr qui uomini e donne fanno vite separate, nel senso che sembrano appartenere a mondi diversi anche se sono sposati. Figuratevi che Padre Kizito mi raccontava che a lui è capitato di scoprire dopo anni che alcuni africani che andavano a messa erano sposati perche arrivavano a messa in tempi diversi e a volte da strade diverse).
Nelle nostra condivisione serali riflettevamo di come non ci fossero molti adulti, noi ci aspettavamo le 11 famiglie della Koinonia al completo con figli al seguito, invece c'erano solo i 2 educatori. Conticino ci ha poi spiegato che per loro quel pranzo era qualcosa di prezioso e speciale per la comunità di Koinonia poiché hanno pochi momenti di aggregazione festosa e che le altre famiglie non erano venute per lasciare il posto (ma soprattutto il cibo) ai bambini di Cicondano che non mangiano spesso.
Dopo il pranzo...indovinate un po'? C'è stata ovviamente :o) la lettura del programma a seguire, ovvero danze e canzoni per tutti, non immaginate che pomeriggio di festa, si è cantato e ballato tutti insieme... Piccoli gruppi di bambine e bambine o ragazzi si esibivano facendo dei balli incredibili, muovevano il bacino con la stessa facilità con cui noi muoviamo la mano, ci hanno lasciato davvero senza parole.
Poi abbiamo servito a tutti gelato e biscotti e alle 17:30 sono tornati tutti a casa.
Ora vi lascio Malama mi sta dicendo che deve chiudere la sala computer.
MACIOMA BUANGI
Buona sera in Njangia
da Garzetta, Giambo, Conticino, Sbirgola, Pallola, Gelinda, Ora, Ciappet, Putipù, Ciriola e Silvia

giovedì 9 ottobre 2008

MISSIONE ROMANIA - 2008 - Finale

Martedì 30 Settembre
Ore 9 i dodici clown con Funiculà e la mitica Suor Nicoleta partono alla volta del Carcere Minorile di Tichilesti, a una ventina di minuti da Braila. Si trova in aperta campagna, cancelli azzurrini e tanto verde, meno male! Comunque sia è in degrado. Entriamo, stessi agenti dell’anno scorso, veniamo accolti da una rappresentanza degli operatori e ci dirigiamo subito nel viale alberato, direzione teatro.
Ancora una volta polveroso, i tessuti sul palco sporchini e di un rosso spento. I colori entrano e occupano la stanza. Ci prepariamo, allestiamo la scena per il nostro spettacolo delle due tribù e della valigia. In poco tempo una parte dei ragazzi del penitenziario occupano quasi tutti i posti a sedere, via allo spettacolo! Ci divertiamo tantissimo, lo facciamo soprattutto per noi e ci divertiamo talmente tanto che dobbiamo fermarci per gli applausi a scena aperta. A fine spettacolo presento i clown e i vari laboratori e ovviamente suor Nicoleta traduce. Il direttore ci informa che i ragazzi non sono più 45, bensì, 48. Così approfittiamo della situazione per far e entrare un'altra ragazzo di cui avevamo solo sentito parlare, uno dei ragazzi di Parada, Bucarest. Dopo aver conosciuto il procuratore Sarau, aver parlato del progetto e delle intenzioni di entrambi, dello spettacolo al teatro il venerdì pomeriggio e sabato mattina in un parco di Braila sempre con i dieci ragazzi ecco che magicamente otteniamo anche il permesso per Cassian, il ragazzo di Parada, nonostante avesse un procedimento a regime speciale. Uscendo faccio due chiacchere, in rumeno (attenzione) con Sita, la psicologa con cui avevamo collaborato a settembre scorso e nel più vicino marzo. Siamo entrambi felici di collaborare nuovamente assieme e ci auguriamo buon lavoro. Dopo un bel pranzo nella magica casa famiglia rieccoci in viaggio verso il carcere. Io e Mr Cheese alla guida, sempre, date le condizioni di noleggio, conduciamo il gruppo verso Tichilesti, dopo aver attraversato Varsatura e Chischani, due piccoli paesini. Cancelli azzurri, due, un controllo e poi eccoci davanti ai ragazzi che divisi in tre gruppi parteciperanno e turneranno all’interno dei laboratori. Arrivati parliamo col responsabile delle attività e con dei buoni modi io e Suor Nicoletta otteniamo due sale, la palestra e il cortile all’aperto per i laboratori. Eccoli, tanti, una buona decina hanno partecipato ai laboratori dell’anno scorso e così dopo una veloce divisione eccoci nei rispettivi laboratori: giocoleria con Peperone, Salk, Mr Cheese e Pataticchia; acrobatica con: Smilzo, Dudi, Volpina e Agrolino; Clownerie e giochi di fiducia/sintonia/gruppo con Cremino, SIeNO, Zolì, Bonbel e Funiculà. In pochi muniti ci dirigiamo nelle rispettive sale e cortile, distanti fra loro e ci ritroviamo a tu per tu con i ragazzi. Magicamente riesco a tenere il laboratorio in rumeno, sinceramente non so bene come ho fatto. I ragazzi del primo gruppo iniziano in sordina nonostante piramidi e acrobalance. Fra loro anche Cassian, uno dei tanti ragazzi di Parada, Bucarest. Poco dopo inizio un discorso, aiutandomi di tanto in tanto col vocabolario: spiego che è il primo dei loro tre laboratori, che tre o quattro di loro verranno scelti per lo spettacolo finale (come suggerito dalla direzione) e che non ci interessano i muscoli, ma bensì la voglia di fare, di mettersi in gioco, partecipare e condividere certi momenti. Inoltre spiego che è la terza volta che entriamo in questa struttura e che si devono sentire molto fortunati dato che a Tichilesti vengono ospitati più di duecento ristretti. Magicamente il gruppo lavora alla grande con un grande spirito, montano e smontano piramidi, ma la cosa più bella è il modo in cui lo fanno! Ci fa capire tanto la condivisione col naso rosso, escono fuori delle bellissime e alcuni di loro con gli occhi lucidi ci spiazzano. L'ora è mezza vola, così ci ritroviamo a percorrere un pezzo di strada con i ragazzi che raggiungono i dormitori a stringerci le mani e che strette di mano. Incontriamo fuori dai dormitori Sr Nicoletta e i clown del laboratorio di giocoleria. Noi di acrobatica siamo strafelici e loro non sembrano da meno, aspettiamo il gruppo di clownerie, eccoli e assieme in un unico cerchio condividiamo questa prima ora e mezza di laboratori tutto in una sola parola testa. Il viaggio di ritorno è grandioso, qualcuno canta, qualcuno assorto nei suoi pensieri, tutti felici perina i laboratori appena iniziati. La cena nella casa famiglia è un momento magico, 23 bambini, 4 suore, 13 clown, tante risate, capricci, sorrisi per questi bambini che meritano davvero tanto. La condivisione di stasera è impegnativa, si va a letto tardi anche perché non mancano le cretinate.

Mercoledì 1 Ottobre
Sveglia, colazione e via tutti sulle clown mobili, quelle a noleggio ovviamente: destinazione Tichilesti. Arriviamo e dopo una nuova suddivisione dei ragazzi che si divertono a mischiarsi eccoci pronti ad iniziare i laboratori. Ritrovatici a fine laboratorio in poche parole esterniamo quello che abbiamo provato e subito a casa per il pranzo. Per quello che ho potuto vedere nel laboratorio di acrobatica i ragazzi erano un po' sottotono nonostante lavorassero un sacco, c'era qualcosa che non mi convinceva, o forse erano solo l'enorme entusiasmo dei ragazzi del giorno prima. Nel viaggio veniamo a scoprire che Bonbel durante il laboratorio era stato ripreso da un'agente perché aveva addosso il cellulare. Per Bonbel prima esperienza, ma anche vero che in questo carcere i controlli all'ingresso non sono il massimo. Rientriamo subito a Braila, pranzo abbastanza veloce e si ritorna dai ragazzi. All'apertura del cancello troviamo un nuovo agente col metal detector in mano, ci controllano uno per uno e di materiale ne abbiamo parecchio, ma non ci stupiamo di tutto ciò dopo l'avvenimento della mattina. Posteggiamo i mezzi, altro cancello, ci dividiamo e buon laboratorio a tutti. A fine laboratorio siamo tutti molto concentrati: dobbiamo decidere i 10 ragazzi che parteciperanno allo spettacolo. Solo dieci, per noi per poter lavorare meglio e per la direzione a livello logistico, riguardo spostamenti e agenti. Ci vuole un po' per arrivare alla soluzione, sono tanti quelli che si sono impegnati, ma scopriamo che in altri laboratori hanno fatto totalmente altro. Comunque sia c'è un altro problema: data la lista ufficiale i nomi dei ragazzi non combaciano. Così con sr Nicoleta troviamo la soluzione: chiedere di poter vedere i ragazzi nei dormitori e verificare i nomi esatti. Ritornando dagli altri scambiamo qualche parola su questi dieci minuti dentro i dormitori soprattutto sul metodo di scelta imposto dalla direzione, ma va bene così. I ragazzi sono stati scelti e domani li troveremo per la creazione e la messa in scena della prima prova generale. Al rientro a casa dopo la cena eccoci immersi con i bambini, con la loro voglia di sfogarsi e giocare con noi. Baci, abbracci e buonanotte dato che domattina hanno la sveglia prestissimo per andare a scuola. Noi invece condividiamo tutto quello che è successo in questi tre giorni di laboratori, come ci siamo trovati e cosa ci aspettavamo e mettiamo in piedi lo spettacolo per i ragazzi almeno sulla carta.
Noapte Buna.



Giovedì 2 Ottobre
Stamane sveglia presto per me e pochi eletti. Accompagnamo Funiculà alla stazione, deve partire, così tra le risate e gli occhi ancora un po' chiusi salutiamo la nostra accompagnatrice, traduttrice e organizzatrice della prima parte ci missione. Alle 10.30 ci aspettano a Baldovinesti. Un paesino appena fuori da Braila dove esiste un ospedale, sulla carta, ma ha tutta l'aria di una vecchia casa di riposo in mezzo alla campagna. Facciamo visita in questo centro dalla missione del 2006, con oggi la quarta volta. Ci accompagna suor Flavia, la madre superiora, durante il viaggio i nuovi clown chiedono alcune informazione in più sulla storia di questo posto. Dopo i saluti con la direttrice eccoci tutti in cortile, gli ospiti sono sempre gli stessi, arrivano alla spicciolata, hanno tanta voglia di ridere, di giocare e vederci giocare. il tempo è bello e in cortile l'ora e mezza di visita passa tra balli, canti, piramidi clown e non, giocoleria, magie e trenini. Scopriamo che non possiamo salire ai piani per il solito giro, ci dicono che è giorno di bagni, ma personalmente per come conosco questo posto non sono molto convinto. Ritorneremo presto e tra i saluti finali cala un po' l'entusiasmo quando fuori dal cancello ecco una macchina con sopra il portapacchi una bara. Un'altra persona che saluta per posto un po' dimenticato da tutti.
Al rientro accompagniamo suor Flavia a recuperare parte dei bambini a scuola, che belli e che orgogliosi di farsi vedere con noi. Pranzo con calma, prepariamo il materiale e via al carcere per montare lo spettacolo con i ragazzi. Siamo presi di mira e all'ingresso principale ci chiedono se abbiamo i telefoni. Nel cruscotto del furgone ci sono tre telefoni, ma noi, dato che sono spenti e che posteggiamo sempre i mezzi nel parcheggio interno ammettiamo di non averli. Questo pomeriggio sono insistenti, anche questi due agenti mai visti prima e sono belli che arrabbiati, ci controllano le macchine e trovano i telefoni. Dopo due parole in rumeno fra loro e suor Nicoleta ecco che posteggiamo i mezzi fuori dalla struttura su loro richiesta. Entriamo ad uno a uno, cercando di lasciare la carogna fuori nel parcheggio. Personalmente io non ci riesco, nel mio piccolo conosco le procedure di un carcere, ma soprattutto non accetto e suor Nicoleta si accoda il modo in cui ci hanno trattato. Alla porta entra solo sr. Nicoleta, le facce non sono belle e una volta chiusa la porta cerco di tradurre per tutti gli altri. Capisco poche cose, ma non sono state delle belle frasi, tutt'altro. In silenzio e ad uno ad uno entriamo e veniamo perquisiti per bene, nella stradina alberata verso il carcere parlo con Sr. Nicoleta, cerchiamo di calmarci entrambi e decidiamo di vedere il procuratore appena arrivati alla palestra dove si terranno le prove. Ecco i ragazzi, felicissimi di vederci, tranne uno, anche perché non è quello che avevamo selezionato, un nostro errore, ma siamo sicuri che si divertirà. Chiedo a Salk e Dudi di gestire il tutto fino al nostro ritorno dopo la chiaccherata col procuratore. Lo troviamo sul viale, chiediamo di poter chiaccherare un attimo e lui per primo ci accenna quello che è appena successo. Ci chiariamo, ci fa capire la situazione che tutti e tre sappiamo che non è affatto bella, ma il nocciolo della questione è il modo in cui siamo stati trattati, i toni di voce usati contro sr Nicoleta. Lui si scusa a nome degli agenti, ci dice che è stato lui a preferire i mezzi fuori dal carcere per non avere rapporti scritti degli agenti. Così prendo coraggio e parlo anche io e sr Nicoleta traduce. Dico che comprendo la situazione, che mi scuso a nome di tutto il mio gruppo, non concordo anche io con i termini e i modi degli agenti all'ingresso, faccio notare come non si sa chi siamo, che dovrebbero essere informati tutti gli agenti, dato che siamo tre anni che entriamo in questa struttura senza nessun problema e con tanta gentilezza, concludo chiedendo se tutto rimarrà invariato riguardo lo spettacolo dei dieci ragazzi e aggiungo che il nostro corso farebbe bene anche agli agenti. Il procuratore sorridendo ci dice che non cambierà niente così ci salutiamo e dopo un paio di passi io e sr Nicoleta iniziamo a respirare, va decisamente meglio!
Arriviamo alla sala da sport dove si stanno svolgendo le prove. Uno dei ragazzi non è quello che avevamo selezionato, ma capiamo subito l'errore dato che ci sono troppe omonimie e non possiamo rimandarlo nei dormitori, ormai è lì, si vede che non gli importa molto, ma sono sicuro che in poco tempo si ricrederà. Dopo un adeguato riscaldamento fisico, un paio di giochi di gruppo, spiego come si svolgeranno le prove: quattro di loro saranno i giocolieri, sei i clown delle tre gags e tutti insieme acrobatica. Così iniziano ad allenarsi e dopo dieci minuti io, Salk e Mr Cheese decidiamo i quattro giocolieri, mentre SieNO, Cremino e Bonbel osservano i possibili clown mentre gli altri clown preparano i trucchi. Ecco le suddivisioni: Cassian, Razvan, Robert e Vasilica i giocolieri, Andrei, Alin, Cosmin, Iulian, George, Ionutz i clown!
Io e Salk portiamo all'aperto i giocolieri mentre gli altri clown dimostrano le tre scenette che dovranno rappresentare allo spettacolo: il karateca che taglia la banana senza toccarla, l'aeroplano e il lanciatore di coltelli. Via alle prove! Nel gruppo dei giocolieri Vasilica è nervoso e dopo qualche tentativo andato a male vuole mollare, ma sia io che Salk sappiamo che quando vuole, con calma sa giocolare, così ci parlo prima io, poi Salk e poi sr Nicoleta. Gli altri intanto lavorano sodo, Cassian, il ragazzo di Parada gioca con 3 e 4 palline, Razvan e Robert provano qualche gioco con le tre palline. Alla fine Vasilica si riprende quando inseriamo le piramidi con giocoleria e a lui viene affidato il ruolo più comico. Tutti e quattro truccati provano la scenetta di giocoleria, dura ben 4 minuti, ballano, ridono e si incoraggiano a vicenda a tempo di Gimme Some Lovin' dei Blues Brother concludendo con il gioco delle quattro sedie. Magnifici. Intanto da dentro si sente l'urlo del karateca, il suono dell'aeroplano e si intravede il lanciatore di coltelli con la mela sulla testa! Tutti assieme poco dopo proviamo le piramidi, ognuno dovrà presentare qualcosa. Apre il numero Cassian, acrobata pazzesco, fa delle cose inimmaginabili, con un fischio chiama gli altri che si dispongono a semicerchio, ballano e aspettano il loro turno. Dopo qualche accorgimento di ogni numero, proviamo, tutto di fila e se succede un imprevisto si continua. Azione! Si divertono un sacco e lo vediamo fra noi che ridiamo come matti. Finiamo e tramite gli appunti del gruppo di clownerie e dei giocolieri ricordiamo qualcosa ai neo attori. Sono felicissimi e non vedono l'ora di esibirsi domani davanti ai loro compagni, il teatro sarà pieno, tutto per loro.

Venerdì 3 Ottobre
Questa mattina ci aspetta la visita al reparto pediatrico di uno degli ospedali di Braila, sono tre anni che rincorriamo questo permesso e finalmente riusciamo a metterci piede. Ci accompagna sr Nicoleta e già sui mezzi siamo super energici e ogni semaforo è buono per scendere e fare spettacolo sulle strisce pedonali. Parcheggiamo e via diretti all'ingresso, io e Salk sui unicicli ci facciamo strada fra la gente e gli altri seguono cantando Sa Sueraaaaaaaa... A.. E... I... O... U.... Y... . Dopo sei piani di scale rigorosamente a piedi eccoci davanti al reparto, 5 minuti e si entra. Il corridoio è stretto e piano piano i piccoli pazienti escono dalle camere. Ci riuniamo a fine corridoio, quasi in trappola il pubblico sembra chiuderci la strada, così iniziamo lo spettacolo: palline, magie, gags e piramide finale in 10 in uno spazio piccolissimo. Dobbiamo andare via sia perché stanno per servire il pranzo sia perché dobbiamo andare a prendere i bambini a scuola. Alla fine stiamo li quasi un'ora, è tutto quello che ci concedono, il pubblico non è molto, meno male, ma notiamo che nelle camere ci sono molti bambini che non sono usciti, così eccoci all'azione dalle porte a scherzare con pazienti, parenti, personale ospedaliero. Ritorniamo al parcheggio, armati di volantini preparati dal carcere per lo spettacolo dei dieci ragazzi domani al parco e approfittiamo di ogni sosta o semaforo che spargerli a tutti, come pioggia.
Il pranzo alla casa è sempre divertentissimo, ogni bambino fa a gara per accaparrarsi il clown preferito al tavolo, piacerebbe anche a noi, ma per decisione delle suore e soprattutto nostra turniamo ad ogni pasto. Strane situazioni come Agrolino con Gabi, Marius piccolo e Iulica, che avranno nel totale 12 anni, che tiene banco con lezioni di fisica sui vasi comunicanti o come Bonbel che si ritrova macchiati i pantaloni di pipì del mitico Alex di soli due anni e mezzo, ma anche situazioni e discorsi seri con Ana, Rodica, Lucica, Monica, Pamela e Simona le grandi di casa, dai 13 ai 16 anni. I bambini sono super educati, quasi tutti parlano italiano, intelligentissimi, mangiano composti, non proprio tutti, sono sempre bambini e le grandi controllano la situazione nel complesso infatti anche loro turnano ai tavoli. Per farvi capire meglio basta solo un esempio: Larisa di 3 anni e mezzo mangia la minestra col cucchiaio, da sola, senza cuscino sulla sedia, seriosa, gioca ogni tanto, ma non vuole essere disturbata, dopo si può giocare. Sono bellisimi, sorridenti, sempre allegri, tanti, 23, molti sono piccoli dai 2 e mezzo di Alex ai 7 di Mariana e Alin. C'è anche qualche coppia di fratelli come Liviu e Aurica, Alin e Marius grande, George, Marius piccolo e Alex, Manuela e Ana, Larisa e Ionutz. Dopo pranzo ci dicono sempre che dobbiamo scappare al carcere e molti sono interessati a quello che facciamo con i ragazzi, così dopo pranzo ci salutano sempre con un po' di gelosia. Poco dopo pranzo sr Nicoleta mi avvisa che la direzione del carcere ha chiamato per avvisarci che uno dei ragazzi non potrà uscire per lo spettacolo a Braila del giorno dopo. Ma come può succedere dopo gli accordi presi?
Arriviamo al carcere, il gruppo inizia le prove generali con i ragazzi nel teatro, mentre io e sr Nicoleta andiamo a trovare il procuratore sia per farci timbrare e firmare tutti gli attestati di partecipazione fatti apposta da me per concludere in bellezza i laboratori che per sapere il motivo dell'assenza di domani del ragazzo, Ionutz. Ci accoglie nel suo studio e mentre firma i sessanta attestati ci spiega che tutti i ragazzi erano e sono a conoscenza di chi può o non può uscire dalla struttura per problemi legati al loro tipo di reclusione così ci dice che lui ha già fatto tanto per far uscire i nove, ma proprio Ionutz non può uscire. Capiamo perfettamente il suo discorso, gli chiedo di essere presente allo spettacolo, ma dice che non riesce, sperando di poter venire domani. Ci salutiamo solo dopo aver firmato l'ultimo degli attestati, il suo! Sorride e dice che non può firmarlo lui, così rivolge attestato e penna verso di me.
Il tempo di provare lo spettacolo con solo noi come spettatori, Salk alle musiche e SieNo dietro le quinte per le ultime direttive. Si divertono, sbagliano, ma non importa, l'importante sono i loro sorrisi. Subito, prima che entrino tutti gli altri ragazzi, impartisco le ultime direttive attoriali-teatrali, chiudiamo il sipario e dopo un urlo di incoraggiamento fra attori e un super applauso non voluto siamo, sono pronti per andare in scena. Lo spettacolo va a gonfie vele, sorridono e gli stessi compagni in platea incitano le loro performance. Un successone. Chiudiamo in bellezza consegnando li attestati a tutti i partecipanti al corso compresa suor Nicoleta che per un attimo si rifiuta di salire sul palco, ma solo per un attimo. Mentre salutiamo i ragazzi dandoci appuntamento a domani ecco Ionutz, un po' dispiaciuto, ma consapevole che non avrebbe potuto partecipare allo spettacolo di domani, ci augura buon proseguimento e io, in rumeno (va sempre meglio) gli auguro di rivederci, ma fuori di qui. Sorride e si allontana dalla sala con gli altri per ritornare nei dormitori.
A domani.

Sabato 4 Ottobre
siamo puntualissimi, ma il pullman del carcere è già li che ci aspetta. Dudi sale e consegna gli abiti, io e Sr Nicoleta parliamo con due degli operatori che hanno seguito il tutto, gli altri scaricano i materiali e Zolì e Peperone salgono per truccare i ragazzi. Dopo una serie di posti di blocco clown a macchine, pullman, biciclette e carretti (dove Bonbel sale al volo e riscende morbido col sedere sull'asfalto), ci dirigiamo col pullman e i nostri due mezzi all'interno del parco. Lo spettacolo doveva tenersi all'interno di un parco giochi con ingresso a pagamento, ma daiiii. Così riusciamo a farli esibire fuori chiudendo la strada e creando delle quinte con i mezzi. Non c'è tantissima gente, saranno in tutto un sessantina di persone, comprensibile dato che non sono neanche le 11 del mattino. Dopo un po' di riscaldamento del pubblico da parte mia e di Salk ecco che i veri attori entrano in scena. Noi stiamo in mezzo alla folla per le foto, i video e per la clack. Quest'ultima non serve, il pubblico è felice, sorride e attentissimo a tutto. I ragazzi sono emozionatissimi, si divertono, scatenano risate improvvisando durante il numero finale di acrobatica. Chiudono il tutto con la mega piramide a cui deve prendere parte anche Bonbel, per l'assenza di Ionutz. Alla fine, dopo gli inchini, presento la nostra associazione e chi sono questi ragazzi, gli attori per i laboratori di quest'anno. Gli applausi aumentano e i ragazzi si meritano un bagno di folla, ragazzine che scattano foto, bambini che vogliono conoscerli. Fra il pubblico grande assenza delle autorità, mi spiace tantissimo, unico esponente il direttore del carcere assieme alla famiglia.
D'improvviso i ragazzi vengono richiamati sul pullman, noi dopo l'adunata, carichiamo i mezzi e partiamo: dobbiamo arrivare prima al carcere per i saluti finali. Ci riusciamo e accogliamo il pullman abbastanza moderno con i vetri oscurati facendo la ola. Entra prima il mezzo poco dopo possiamo entrare noi, intanto i ragazzi hanno lasciato i nasi e i vestiti all'ingresso e li ritroviamo al secondo cancello per i saluti. Ci dicono che non possiamo filmare e mettere la musica, tutto il contrario dell'anno scorso quando ci siamo stati una mezzora a urlare, cantare, giocolare e ballare. Tutti in cerchio condividiamo quest'ultimo momento prima di salutarci, dalle loro bocche escono fuori delle bellissime cose, occhi lucidi e tanti calorosi abbracci. Ci chiedono se torneremo l'anno prossimo, risposta: speriamo di si, ma speriamo di non rivedervi qua dentro. Tra le risate finali, si apre il cancello e l'agente invita i ragazzi a dirigersi verso i dormitori, sono davvero i saluti finali. Siamo sicuri che il nostro messaggio di pace e gioia attraverso le arti circensi, lo spettacolo, lo stare insieme e la condivisione, è arrivato! Eccome!
Il viaggio di rientro scorre lento, è smorzato da qualche canzone un po' più allegra delle altre. Rientriamo a Braila per pranzo e stavolta, dato che è sabato, ci sono tutti e 23 i bambini. Alle 16, dopo aver preparato il materiale, esserci vestiti e truccati ci rechiamo a Gradina Mare, un parco, dove ci esibiremo, una specie di toccata e fuga senza dire e chiedere nulla a nessuno. Una parte del gruppo si sistema preparando lo spazio scenico e gli attrezzi, Cremino e Agrolino radunano la folla di curiosi più in là e dopo una mezzora il gruppetto di recupero cavo cassa rotto e petrolio arriva al parco. C'è tanta gente, compresa tutta la casa famiglia al completo, saranno un centinaio di persone se non più. Che lo spettacolo abbia inizio: il gioco delle cinque palline per far applaudire il pubblico e poi via con la gag della mosca, trampoli, unicicli, la gag delle bolle di sapone e del taglio della banana, l'aeroplano, le quattro sedie con i volontari, i kiwido, anelli, le magie, le piramidi e per chiudere in bellezza un numero col fuoco. Gli applausi sono tanti, i bambini sono proprio felici e ci seguono fino al ritorno ai mezzi.
Al rientro alla casa ci aspetta l'ultima cena..per quest'anno. Dopo sappiamo che ci sarà una festicciola per salutarci nel migliore dei modi. Durante la cena siamo abbastanza in tensione, dobbiamo riuscirci a non farci vedere, abbiamo un regalo. L'anno scorso le suore ci avevano parlato che desideravano comprare un proiettore, ma non avevano le possibilità così grazie alla quota della raccolta fondi perugina e una piccola nostra quota a testa riusciamo a compare un signor proiettore. Lo sistemiamo nella sala giochi, colleghiamo pc e casse e ci prepariamo per la visione del video Missione Clown Romania 2007, da me montato. Tutti, tranne noi, erano convinti di vederlo in nella sala da pranzo col televisore, ma poco dopo il raduno di tutti eccoci pronti per la sorpresa. Io, Salk, Mr Cheese e Dudi conduciamo tutti a due a due nella sala, obbligatoriamente ad occhi chiusi. 3, 2, 1 , Via! Buona Visione! Non tutti capiscono subito che c'è un proiettore acceso, così io e Salk dobbiamo presentarlo. Applausi per tutti e via col video. Tanti commenti e facce strane da parte dei bimbi che si rivedono nel video un anno dopo. Buonanotte a tutti e ci vediamo domattina.

Domenica 5 Ottobre
Alle 8.30 siamo tutti a messa, clown bambini e suore. Si ritorna subito a casa per sistemare la casetta che ogni anno ci ospita. I lavori sono tanti e man mano che le valige sono pronte il gruppo di carico mezzi, io, Agrolino e Mr Cheese carichiamo il tutto nel migliore dei modi dato che i bagagli sono tanti. Piano piano riusciamo a fare tutto anche se abbiamo i minuti contati. Ecco i bambini che giocano nel cortile e ci aspettano per la foto finale e soprattutto per gli abbracci. Anche quest'anno, coinvolgendo i clown delle missioni scorse, abbiamo adottato i bambini a distanza. Siamo papà e mamme clown ancora una volta per questi splendidi bambini che meritano davvero tanto! I saluti sono lunghi, scende anche qualche lacrima, sia nostra che da parte di qualche bambino, ma è normalissimo, in questo posto è difficile non lasciarci un pezzetto di cuore. Ahimè, si parte, dobbiamo partire, dato che il viaggio è lungo, dobbiamo rinconsegnare i mezzi puliti e col pieno e non conosciamo la strada, anche se suor Flavia è stata precisa nell'insegnarcela.
Poco dopo inizia a piovere, fa strano, dato che per due settimane c'è stato quasi sempre il sole e il freddo non si faceva sentire, sarà perché stiamo andando via? Forse si! Durante le stradine provinciali ecco vento, pioggia, pioggia e pioggia, non immaginate quanta! Le indicazioni sono giustissime e con un pelino di ritardo dopo tre ore di viaggio eccoci arrivati all'aeroporto di Bucarest Otopeni. I mezzi passano il controllo, andiamo al check-in poco prima che chiuda e in pochissimo tempo siamo sull'aereo. La stanchezza si fa sentire e molti di noi dormono. Ad aspettarci all'aeroporto di Ciampino ecco la zia Cookie (sempre presente nelle scorse missioni), il padre di Peperone, Cremone, il padre di Cremino e MaDeChe, il fratello di SieNO. Agrolino, Volpina e SieNo devono salutarci, domattina si lavora e devono tornare chi a Roma, chi a Perugia e chi a Livorno. Tantissimi abbracci e saluti con l'augurio di rivederci prestissimo. Gli altri in carovana si dirigono verso la Peperon's House dove passeranno la notte. Come? masterizzando dvd colmi di foto, ricordando i bei momenti in terra rumena, progettando idee e guardano il video dell'associazione Parada.
Tanti momenti stupendi, tantissimi sorrisi incontrati, tantissime strette di mano ed emozioni fortissime in questa missione clown appena trascorsa. Come sempre i quindici giorni volano e sembra che ci conosciamo da una vita. Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno contribuito a questa Missione Clown: l'associazione ViviamoInPositivo, Agrolino, Mr Cheese, Pataticchia, Peperone, Volpina, Cremino, Zolì, Bonbel, Salk, SieNo, Dudi, Funiculà, l'associazione EnzoB e la Ferma di Izvoarele, la Fondazione Suore Clarisse di Braila, la casa famiglia e i ventritre bellissimi ospiti, il Procuratore Sarau e il Carcere Minorile di Tichilesti, i ragazzi del carcere e tutti coloro che abbiamo incontrato facendo gli scemi ai semafori, agli spettacoli, agli aeroporti, nei taxy, all'ospedale e tutti i simpaticissimi e dolcissimi vecchietti dell'ospedale di Baldovinesti.
Missione Clown Romania 2008 finita???
...secondo me è appena iniziata!
un abbraccio
Smilzo

domenica 28 settembre 2008

Ricordi della missione in Senegal

“Ciao a tutti, scrivo per condividere un po' con voi la mia missione in Senegal. Ormai è passato un po' di tempo (un paio di mesi) come vi ho già detto sono stato in Senegal, a Malika a circa 30 km dalla capitale Dakar...(che in auto ci si mette tra le 2 ore 2 ore e mezzo negli orari di punta), presso la Casa di Ibraima: è un'associazione italiana che accoglie bambini (li segue nella crescita, finché le loro famiglie non sono in grado di accoglierli di nuovo con loro).

La presenza dei clown è stata di un mese, 2 gruppi da 5 persone che si sono alternati dal 5 giugno al 5 luglio.
Abbiamo fatto laboratori con loro, giochi di fiducia, giocoleria, abbiamo portato il nostro cuore e loro riescono a prendersi tutto con la massima energia e gioia.

E' vero sicuramente noi, mentre giravamo per il paese, eravamo riconosciuti per il solo essere bianchi: il naso rosso era un optional...

Ogni volta che penso al Senegal, quello che mi viene in mente è la loro carica, la loro energia e dignità, anche se non hanno nulla, riescono a trasmettere gioia e carica: con i loro vestiti così accesi, i sorrisi. E' vero, 15 giorni non riescono a farti capire bene la cultura, un po' parlando con le persone sicuramente ci sono tante contraddizioni, ma dove non ci sono? E allora pensi come sia strano, qua da noi sembra che abbiamo tutto, ma cerchiamo sempre altro, il vivere il momento, senza pensieri o semplicemente trovando un ritmo più lento che ci faccia apprezzare la vita e le persone: loro, vivono in questo modo....ma poi vogliono venire in occidente che viene visto come l'oasi la salvezza di una vita migliore. Mi chiedo ma chi sta meglio?

In particolare ricordo:
I bambini: occhi grandi che parlano assieme ad un sorriso splendido, che basta che fanno due passi e già sono indipendenti, giocano con te, ti rispettano, ed hanno una sensibilità che a volte strappa il cuore;

Il sorriso delle persone che incontravamo in strada, nella discarica (dove in una lotta che mi hanno fatto fare, tutti si erano fermati per fare il tifo...), e in ogni posto visitato;
La musica, djambè: le loro percussioni, fare lo spettacolo con loro che ci accompagnano con la musica è qualcosa di fantastico, vederli ballare è come sentire energia, terra, cuore, AFRICA fondersi insieme, ti arriva dentro...

I colori: rosso della sabbia...azzurro dell'oceano, giallo del sole e i mille colori dei loro vestiti che colorano la loro pelle nera...

Le notti stellate...dove si sentiva la voce dell'oceano vicino....

E poi ci eravamo noi 5 claun... che ridevano, scherzava, piangevano, condividevano è bastato entrare all'aeroporto di Torino abbracciarsi e poi già piano piano si è creata una sintonia che sembra magia con quale velocità si sviluppa.

- Le battute di Chiappo, che riusciva a sdrammatizzare qualsiasi situazione;
- Il grande Stropicciato, rivelatosi un mercante nato, che con il suo giocare con .... degli altri riusciva sempre a trovare comunque una soluzione...
- La sensibilità e cura di Ruzzolo, che ci ha dato la possibilità di condividere momenti da lei vissuti perché donna con la loro cultura che altrimenti non saremmo riusciti a vivere;
- L'attenzione e l'equilibrio di Donji, il nostro capomissione sempre attento a tenere un buon equilibrio ma nello stesso momento artefice di tanti situazioni divertenti;
…E poi i continui abbracci dei bimbi, che hanno un calore unico, le risa al buio prima di addormentarsi, il cibo mangiato tutti insieme nello stesso piattone con le mani, e penso ogni momento è stato particolare.

Ed infine si ritorna, stanchi ma felici, con il cuore pieno di tutto ciò che ti spinge a vivere questa cosa bellissima che è la vita, e sempre ancora più forte e consapevole della magia che c'è dietro a questo piccolo naso rosso: riesce ad unire, ad andare oltre, a vivere l'ORA, ad abbattere ogni cosa e parlare direttamente con il cuore.
Grazie a tutti coloro che condividono con me la mia vita.

A questo posso solo magari aggiungere delle considerazioni magari più oggettive riguardo la missione.

Essendo una premissione ci siamo dovuti tenere con i tempi elastici, che forse per noi sembravano un po’ “sprecati” perché essendo lì per loro, credevamo che ci sfruttassero in ogni momento, invece abbiamo capito solo dopo che dovevamo essere noi forse un po’ più determinati nel prendere decisioni: significa che doveva andare così.
La cosa che ho apprezzato moltissimo è stato vivere con loro, con i loro modi, il che ha dato, secondo me, alla missione qualcosa di diverso, perché cmq ci ha integrato al 100% subito nel loro modo di vivere ed è stato bellissimo: sicuramente c’è bisogno di molto adattamento, pero’ non credo sia diverso da altre missioni.

Non so se ha molto senso continuare il progetto con loro, proprio perché per quello ke vogliamo trasmettere noi, forse ci sono altri luoghi in cui si potrebbe lavorare: per esempio capire se i ragazzi a cui abbiamo fatto il corso claun hanno continuato, e quindi lavorare con loro proprio sull’attività del claun; oppure nel centro della discarica dove ci sono adolescenti, li si potrebbe pensare di riuscire a fare qualcosa sempre lavorando sulla fiducia proprio per trasmettere a loro questi valori; oppure al centro di disabili, anche se li servirebbe più un impegno economico, e cmq si potrebbero fare anche laboratori di informatica.

Come gruppo mi sono trovato in modo magnifico, nessun momento di tensione, sempre pronti a scherzare e a prenderci in giro con ironia, sempre pronti ad aiutarci.
Forse durante il vcm ci dovrebbero essere più momenti per i singoli gruppi, o cmq attività che mirino all’iterazione tra i vari componenti del gruppo. Personalmente non ho avuto problemi, è solo una mia opinione.

Altre cose non ho da dire, se non che è stata sicuramente un’esperienza bellissima e comunque la nostra missione è stata compiuta, e lo si è letto anche nell’ultima mail arrivata dalla volontaria francese

“…I clown sono stati uno dei momenti più importanti nella mia permanenza presso la casa, spero che ci siamo altri momenti con voi, sarete sempre i benvenuti con i vostri sorrisi, il vostro sentire positivo. Devo dire che questa vostra presenza qui ci ha veramente lasciato un segno….”


Grazie di tutto
Un abbraccioneStefano - Sbrodolo

venerdì 26 settembre 2008

MISSIONE ROMANIA 2008 - 1

MISSIONE ROMANIA 2008

Ente organizzatore: ViviamoInPositivo APS

Partner: Associazione Enzo B

Partecipanti:
Capogruppo: Nicola Virdis – Smilzo
Volontari: Cremino (VIP Roma), Dudi (VIP Perugia), Peperone (VIP Roma), Zolì (VIP Perugia), Bonbel (VIP Perugia), Pataticchia (VIP Sardegna), Volpina (VIP Livorno), SiEno (VIP Roma, Agrolino (VIP Perugia), Mr Cheese (VIP Sardegna), Salk (VIP Roma)

Località: Izvoare

Attività svolta: Izvoare: - Formazione clown per operatori sociali- Spettacolo- Laboratorio di giocoleria

CONDIVISIONE DEL 22 – 23 -24 Settembre 2008

“ I clown della missione Romania 2008 iniziano alla grande. Tutti e dodici si ritrovano a Roma a casa di Peperone, chiacchierano, pesano valigie per evitare di pagare kg in più e data l’ora non vanno a dormire. “

Ebbene si, è iniziata così! Ciao sono Smilzo il capogruppo e assieme a Cremino, Dudi, Peperone, Zolì, Bonbel, Pataticchia, Volpina, SiEno, Agrolino, Mr Cheese e Salk. Arriviamo all’aeroporto di Roma Ciampino alle 6 del mattino, stanchi, ma entusiasti per la partenza.
Atterriamo all’aeroporto di Bucarest Baneasa alle 10.30, ora locale.
Subito dopo i bagagli, devo sfoggiare quel poco di rumeno che so per contrattare il trasporto su taxi verso la stazione centrale. Alla fine ci riusciamo benissimo in Italiano e come i soliti turisti veniamo fregati, ma non così tanto!
Dopo un paio d’ore alla stazione, dopo aver pranzato eccoci sul treno verso Roman.
Durante il lungo viaggio qualcuno dorme, altri giocolano e ascoltano musica dato che abbiamo un vagone tutto per noi.
Solo 5 ore dopo arriviamo alla stazione di Roman e veniamo accolti da Funiculà e da un cameraman che sta realizzando un video per l’associazione Enzo B. (l’ente ospitante).
Tantissimi abbracci e via verso la ferma di Izvoare, poco fuori il medesimo paese, dove alloggeremo e terremo il corso di formazione per operatori sociali per un totale di 4 giorni.

Dopo aver rivisto Donna Cecilia, Biagio, Adrian, Gabriela e Matilda (coloro che gestiscono la ferma) ed esserci sistemati nella super mansarda ecco una buona cena, una piccola condivisione e tutti a nanna, anche se è sempre difficile andare a letto presto.

Sveglia, colazione e pronti via! Dobbiamo rivedere nella pratica lo spettacolo ideato al Vcm, anche perché si va in scena la sera e riepilogare gli esercizi per il corso di formazione del giorno dopo. Durante i nostri allenamenti ecco arrivare alla spicciolata i partecipanti al corso che ci osservano curiosi. Poco prima della partenza ecco che Biagio, il responsabile della ferma, italiano, presenta l’associazione Enzo B. sia a noi che ai corsisti che intanto sono arrivati quasi tutti.
Intanto il cameraman ci segue con discrezione, filma i nostri allenamenti di giocoleria, acrobatica e ci segue in camera durante la vestizione e il trucco pre- spettacolo. Partiamo in 13 su un furgone 9 posti, alla giuda Funiculà che pensa troppo spesso a quanto potrebbe ammontare una multa in Romania, mah!

Spettacolo:
Arriviamo al paese di Izvoare, dove abbiamo tenuto il nostro primo spettacolo l’anno scorso. Il rito si ripete, così dopo la messa ecco apparire tanti bambini e pochi adulti a differenza dell’anno scorso. Sono le 19.15 e il nostro spettacolo inizia, i due popoli si sfidano in giocoleria, acrobatica, magia e clownerie per poi fare pace alla fine e costruire un paio di belle piramidi assieme, formando con i colori delle nostre magliette la bandiera rumena. Lo spettacolo è durato un’ora, tanto, lo so, ma se contiamo che dal Vcm non l’abbiamo più ripreso in mano è stato un successone.
I bambini hanno sempre continuato a tifare le due popolazioni, i Galb e gli Albastru ossia i Gialli e gli Azzurri.
Tantissime risate e come l’anno scorso la solita invasione di palco per salutarci, stringerci la mano e farci qualche foto.

Ritornati alla ferma eccoci tutti a tavola, clown e corsisti, ospiti anche loro dell’associazione, si parla in italiano dato che molti di loro sono stati in Italia, ma io continuo col rumeno per apprendere sempre più cose. Subito dopo eccoci tutti seduti ad ascoltare la presentazione del corso con Funiculà e Smilzo. Dopo una illustrazione niente male qualcuno alza la mano e qualche domanda viene posta. Domande per curiosare sui contenuti e sui docenti del corso, ma noi rimaniamo sempre molto vaghi. La nostra prima condivisione ci aspetta, è molto profonda e come al solito si va a letto tardi, fra scherzi tra l’anonima clown, io e Mr Cheese e l’anonima pelati, Dudi e Cremino.

Corso per operatori sociali locali
Il mattino seguente alle 8.45, dopo una lauta colazione eccoci pronti ad iniziare. I corsisti sono 13, tutti rumeni della zona e tra loro ci sono assistenti sociali, una suora, due seminaristi, un frate, un prete e altri sono responsabili e operatrici in centri diurni e orfanotrofi.
Tutti noi clown avremo un ruolo, condurremo a turno alcuni esercizi del corso. Così tra un po’ di indiscrezione si inizia tra giochi per la conoscenza dei nomi, giochi di gruppo, sintonia e fiducia. Tante risate, tanti momenti belli e una condivisione stupenda a fine laboratorio quasi inaspettata. Ma non si può andare a mangiare senza aver prima imparato un bans, così ecco che Salk ci scatena tutti!

Laboratorio di giocoleria
Felicissimi al ritorno dalla pausa pranzo ecco li davanti a tutti il nostro laboratorio di giocoleria. Tutti gli attrezzi sono stati sistemati a mo di scenografia e il tavolo è ricoperto di materiali per la costruzione di palline. Grazie all’aiuto di Mr Cheese, il mio braccio, illustro la costruzione delle palline con riso, pellicola trasparente e palloncini. Un successone! Tutti iniziano a produrre palline in velocità, palline perfette, tonde, gialle, blu e rosse. Il modulo di giocoleria con una, due e tre palline va alla grande. Tutti si mettono in gioco, sperimentano cosa si può fare con una palline, come lanciare sotto una gamba e così via, ma soprattutto come divertirsi. Il resto del modulo di giocoleria prosegue con altri due docenti specializzati, Mr Cheese per le clave e Peperone per i kiwido. Le due ore volano, anzi diventano due ore e mezza così dobbiamo fermarci per la pausa. Al ritorno ecco che scaldiamo l’atmosfera con un simpaticissimo gioco, gli omini duracell. Le risate proseguono attraverso una serie di esercizi dove oltre a mettersi totalmente in gioco, sperimentano, si divertono, iniziano a conoscersi fra loro e improvvisano con delle scenette da noi pre-preparate.
Iniziano a improvvisare in sordina e alla fine del laboratorio si rivelano dei grandi.

Ci ritroviamo a cena tutti assieme ancora una volta, si scherza, si ride, anche troppo respirando una bellissima atmosfera diversissima da quella del pranzo, rilassata, amichevole, libera dai giudizi.

Ritornati in camera per la condivisione, dopo una mezzora di giocoleria focosa, facciamo il punto sul primo giorno di laboratorio. Faccio subito i complimenti a tutti per come hanno condotto i loro esercizi e spiego che è stato un pochino difficile dato che abbiamo trasmesso il tutto attraverso Ramona e Funiculà che, a differenza della seconda, deve ancora imparare a conoscerci, non riesci ancora per poco a trasmettere al meglio i contenuti dei nostri esercizi che comunque sia vengono benissimo.

Si va a nanna… secondo voi tardi?? Certo che si!
Un abbraccione da tutti noi!
Smilzo